Bruxelles boccia Roma, torna l’incubo infrazione. Governo si difende, ma servirà manovra-bis

Conte: “Rispetteremo Patto di stabilità”. Di Maio e Salvini: “Giù le mani da crescita, investimenti e imprese”. Sotto accusa soprattutto Quota 100

Come previsto ampiamente, l’Italia è di nuovo sulla graticola con Bruxelles che lancia l’ultimatum al governo Conte e avverte il ministro tria della possibilità di aprire una procedura d’infrazione per il debito troppo alto. La sorte del Paese è ora di decisione degli altri Stati membri e, a meno che non si voglia fare un braccio di ferro, una manovra correttiva importante è l’unica soluzione.

Già a novembre 2018 la tensione tra Italia e Ue aveva conosciuto picchi elevatissimi, con il deficit che, ipotizzato al 2,4% dall’esecutivo gialloverde, era stato poi ridimensionato al 2,04%. Ma, evidentemente, non è bastato per Bruxelles, che oggi ha replicato negativamente alla lettera di risposta del ministro Tria degli scorsi giorni, le cui soluzioni proposte non sono state ritenute sufficienti a rispettare la soglia del 60% sotto la quale dovrebbe rimanere il rapporto debito/Pil.
 

Moscovici: “La parola ora spetta agli Stati membri”

Se, però, pochi mesi fa a essere sotto accusa erano i risultati delle politiche economiche del precedente governo, stavolta il dito è puntato sull’attuale. E, in particolare, sulle mancate privatizzazioni che avrebbero dovuto portare introiti e, soprattutto, sulla riforma delle pensioni con Quota 100.

Il debito/Pil, infatti, è salito lo scorso anno dal 131,4% al 132,2% e per questi 12 mesi Bruxelles lo prevede salire ancora fino al 133,7%. Ecco perché “la Commissione europea ha concluso che l’Italia non rispetta il criterio del debito e che una procedura per deficit eccessivo è giustificata. Ora tocca agli stati membri esprimersi. Ovviamente saremo sempre disposti a tenere in considerazione nuovi dati. La mia porta rimane aperta”. Parole, queste, affidate a Twitter da Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici.

 

Le repliche di Conte, Di Maio e Salvini

“Nel Rapporto sul Debito inviato alla Commissione lo scorso 31 maggio – scrive Palazzo Chigi in una nota – il governo ha presentato una serie di giustificazioni (i cosiddetti fattori rilevanti) per il mancato rispetto della riduzione del rapporto debito/Pil nel 2018. In chiave prospettica, sono state anche fornite stime e valutazioni che indicano che nell’anno in corso l’Italia rispetterà i dettami del Patto di Stabilità e Crescita”.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha però poi aggiunto su Facebook: “Oggi abbiamo regole europee elaborate in contesti economici, sociali e politici diversi rispetto a quelli attuali. Il Governo del Cambiamento si impegnerà per modificarle”.

Sia da Luigi Di Maio sia da Matteo Salvini parole in difesa degli investimenti su crescita, lavoro e imprese. Il leader del M5S ha poi messo l’accento sulla riforma delle pensioni: Quota 100 non si tocca”, mentre il leader della Lega ha lanciato strali contro l’austerity e colto l’occasione per promuovere la Flat Tax: “L’unico modo per ridurre il debito creato in passato – ha avvertito – è tagliare le tasse, con la Flat Tax, e permettere agli Italiani di lavorare di più e meglio”.

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