Burocrazia killer: impresa aspetta 60mila euro da sei mesi, ma dovevano arrivare in cinque giorni

Un caso che, nello specifico, riguarda un’azienda delle Marche, ma fotografa in realtà una situazione che, a prescindere dai protagonisti, si ripete di continuo in tutto lo Stivale

Dalle Marche un nuovo, incredibile caso di un’impresa che rischia di chiudere a causa di una cifra, circa 60mila euro, che da sei mesi non riesce a incassare da Intesa San Paolo, convenzionata con Cassa Depositi e Prestiti, dopo il sisma dell’agosto 2016. Eppure l’erogazione doveva avvenire entro cinque giorni lavorativi dal via libera della regione alla banca, come stabilito dalla convenzione tra la stessa Cdp e Abi all’articolo 3.7 in sostegno alle attività colpite dal terremoto. Ovviamente, a subire le gravi conseguenze del ritardo non è solo il piccolo imprenditore, ma anche i suoi collaboratori e fornitori. È l’ennesimo caso di una burocrazia e una disattenzione, per utilizzare un eufemismo, senza giustificazioni.

 

Il racconto di Simone Marcelli, presidente territoriale di Conflavoro Pmi Ascoli Piceno

Simone Marcelli, presidente territoriale di Conflavoro Pmi Ascoli Piceno, racconta la drammatica vicenda. “Un imprenditore nostro associato – afferma – ha fatto una fornitura a questa azienda, in delocalizzazione a causa del sisma del 2016, e aspetta di essere saldato dallo scorso luglio. Quando ci ha raccontato i motivi del ritardo, non additabili appunto all’azienda cliente, purtroppo non sono nemmeno rimasto incredulo. Ho quindi personalmente contattato la Regione Marche nella persona della dirigente Daniela Del Bello, firmataria del decreto di liquidazione di cui l’imprenditore in delocalizzazione – e dunque anche il fornitore nostro associato – si aspettava finalmente il pagamento lo scorso 25 novembre, non avvenuto”.
 
“Ho così scoperto che lo slittamento – prosegue Marcelli – si era perpetrato a causa di un errore nel testo del decreto, rigettato dalla banca. Individuato il problema, la dottoressa Del Bello il 28 novembre mi ha assicurato telefonicamente che l’erogazione sarebbe avvenuta il 10 dicembre poiché, nel frattempo, la regione Marche aveva già inviato il decreto rivisto e corretto a Intesa San Paolo. Nella stessa telefonata, a mia precisa richiesta, la dirigente mi ha garantito inoltre che non vi sarebbero stati ulteriori ritardi giustificabili poiché l’iter avrebbe rispettato i tempi tecnici utili a ottenere l’erogazione il 10 dicembre”.
 

L’amara sorpresa: la banca ritiene di non avere i tempi necessari. Tutto rimandato al 2019

“E invece il caos non è ancora cessato. L’erogazione infatti – conclude Marcelli – dopo innumerevoli solleciti da parte di Conflavoro Pmi avverrà non più il 10 dicembre come assicuratomi dall’incolpevole regione Marche, ma soltanto il 10 gennaio 2019. Abbiamo scoperto dell’ulteriore slittamento per caso, chiamando di nuovo Intesa San Paolo per scrupolo qualche giorno dopo aver contattato la dirigente della regione Marche. Dalla banca, infatti, mi è stato risposto che sarebbero serviti altri giorni di tempo perché il decreto corretto inviato dalla regione via Pec alla sede centrale di Intesa San Paolo era arrivato, guarda caso, proprio quel giorno alla filiale di Arquata del Tronto, ad Ascoli Piceno. E che, visto che il 25 dicembre è Natale e le erogazioni di Cdp avvengono il 10 e il 25 di ogni mese, automaticamente l’erogazione sarebbe avvenuta non prima del 10 gennaio. Dopo questo forte, inaudito e ulteriore disagio per azienda, collaboratori e fornitori, ho dunque inviato un sollecito via Pec alla direzione centrale e al direttore della filiale di Intesa San Paolo. Era il 7 dicembre, ma dalla banca nessuna risposta. Non si scherza sulla pelle delle persone”.

 

Il presidente nazionale Roberto Capobianco: “Siano accertate eventuali responsabilità”

“E’ una situazione inaccettabile, assurda, pericolosa”, interviene Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro Pmi. “Si è creato un corto circuito di cui risente in modo feroce non solo l’imprenditore e chi, a cascata, dipende da quell’erogazione. Ma anche tutto il sistema impresa, l’Abi, la Cassa Depositi e Prestiti. La credibilità, in sostanza, di tutti gli enti coinvolti. Non staremo inermi a guardare l’ennesimo imprenditore in crisi per colpe non sue. Le eventuali responsabilità dovranno essere accertate e ho personalmente già portato la questione all’attenzione del tavolo delle piccole e medie imprese tenutosi lo scorso 11 dicembre al ministero dello Sviluppo economico”.

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