Capobianco ai CdL: “Limite contante? Dannoso per consumi, serve profonda riforma fiscale”

Intervento  di Conflavoro PMI durante ‘Diciotto minuti’, programma di approfondimento dei Consulenti del lavoro

“Riduzione contante dal 1° luglio? Non è la priorità del momento, va scongiurata e rivista, ma, soprattutto, può aver senso solo in una panoramica allargata della questione, come step ausiliario e non preminente di un processo di riforma fiscale ben più ampio”. Questa, in sintesi, l’opinione di Conflavoro Pmi sulla questione delle limitazioni all’uso del denaro contante a partire da luglio.

Il presidente Roberto Capobianco ne ha parlato oggi (24 giugno) nella diretta streaming di Diciotto minuti, la trasmissione di approfondimento sulla web tv dei Consulenti del lavoro, in un confronto con Rosario De Luca presidente della Fondazione Studi Cdl e Alessandro Galimberti, giornalista de Il Sole 24 Ore.

“La riduzione del contante oggi a 2 mila euro e, presto, a mille euro è un provvedimento oggi da scongiurare perché tra l’altro potrebbe facilmente ottenere l’effetto di contrarre ancora di più i consumi e non quella, invece, di far emergere il sommerso. Si tratta di una ricetta – afferma Roberto Capobianco – peraltro già vista con Mario Monti e che non ha avuto l’effetto che il governo di allora si aspettava. Anche perché può capitare che non tutti abbiano la disponibilità di moneta elettronica e, soprattutto, che non tutti gli esercenti siano adeguati a ricevere tali pagamenti. Succede molto spesso, anzi”. 
 

Riforma fiscale e azzeramento costi bancari

“Le nostre imprese – spiega il presidente di Conflavoro Pmi – così come gli stessi professionisti, sono costrette ad affrontare problematiche ben più urgenti. Nella visione della nostra associazione, più volte riportata a governo e gruppi parlamentari sotto forma di proposte ed emendamenti, la riduzione del contante non è assimilabile all’attuale contesto italiano. Ossia, per adeguarsi al resto dell’Europa, in Italia si deve prima intraprendere con urgenza un percorso di riforma fiscale. Un percorso che passi dalla riduzione massiccia delle tasse alla garanzia di una detraibilità integrale”.
 
“Inoltre – conclude Roberto Capobianco – non si può ignorare il fatto che una ‘costrizione’ indirizzata all’esclusività, o quasi, dei pagamenti elettronici, debba essere anticipata dall’azzeramento dei costi bancari di vario genere. Ivi comprese, s’intende, la dotazione e le commissioni Pos per autonomi e imprese. Insomma, il fenomeno dell’elusione fiscale va sì contrastato, ma non limitando l’uso del contante, bensì rivedendo l’intero sistema mettendo al centro dell’agenda governativa il tema dell’imposizione fiscale sui capitali e anche e soprattutto la riduzione del costo del lavoro. Solo iniziando da questi step potremo ambire a raggiungere gli standard degli altri importanti Paesi europei, che sono ben lontani dai nostri come registrato anche dal nostro Osservatorio per le piccole e medie imprese poco prima del Covid-19”.

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