Il commerci@lista lavoro e previdenza – Rivista bimestrale a diffusione nazionale di diritto, economia ed organizzazione del lavoro

Sul numero 4 de Il Commerci@lista, Rivista bimestrale di diritto, economia ed organizzazione del lavoro dell’Ordine, che ha visto la pubblicazione di un articolo curato da Conflavoro Pmi curato dall’ avv. Antonio Orazi dell’ area legale, i consulenti legali e gli esperti dell’Ordine affrontano diversi temi di attualità relativi alla gestione del rapporto di lavoro, con attenzione, in apertura, ai licenziamenti disciplinari, tra “fatto”, come infrazione disciplinare, sussistente o non sussistente e, soprattutto tale, nel suo rilievo anche giuridico e disciplinare, da giustificare il licenziamento stesso; con la conseguente frustrazione dell’intento del Legislatore di limitare la discrezionalità del giudice in materia, considerato che nelle ultime leggi soltanto da tale insussistenza, oltre che dalla discriminatorietà del licenziamento, può derivare ancora la reintegrazione al lavoro.

Trattasi di una ricostruzione inappuntabile che mette ulteriormente in evidenza la problematicità di vicende nelle quali si rompe il rapporto, anche fiduciario, tra datore di lavoro e lavoratore, richiamando così implicitamente la necessità che gli imprenditori, piccoli e medi, non soltanto si facciano assistere, in simili occasioni, da un loro sindacato, che disponga di uno specifico, qualificato servizio ma anche che, a livello intersindacale, sia possibile attivare meccanismi, conciliativi o arbitrali, che sappiano comporre le crisi dei rapporti di lavoro, prevenendo le liti e il ricorso ai giudici.

A seguitare un interessante articolo sulla sicurezza nei cantieri, con il riferimento specifico alla presenza di lavoratori autonomi, nel quale, con riferimento all’esperienza piemontese, si evidenziano chiaramente le criticità e si propongono alcuni rimedi, legati anche al tema ricorrente della formazione.

Anche in questo caso non si può che concordare sia sul fatto che certi fenomeni siano legati alle condizioni di crisi del settore, difficilmente arginabili, sia che la formazione possa, in ogni modo, contribuire a ridurre o evitare i danni della mancata sicurezza. Tuttavia, se vale anche qui il riferimento ad un sindacato di impresa attrezzato a supportare le imprese, piccole e medie, nella gestione della sicurezza dei cantieri, non si può fare a meno di ricordare che, da un lato, la cultura della sicurezza dovrebbe essere trasmessa prima dell’accesso dei lavoratori a qualsiasi attività produttiva e, da altro lato, bisognerebbe decidersi, finalmente, a verificare la qualificazione delle imprese a svolgere una qualunque attività produttiva, specialmente se rientra nel campo dell’edilizia.

Si parla anche del cosiddetto Jobs Act degli autonomi, con le nuove tutele del lavoro autonomo che, in altri tempi, sarebbero state forse neglette, mentre si sottolineano opportunamente i riflessi della rivoluzione digitale, a cui le professioni dovranno informarsi meglio, anche in riferimento ad una PA, che molto pretende e poco concede, e si richiama la mancata definizione del c.d. equo compenso, al quale, come imprenditori esposti a tutte le concorrenze, non possiamo guardare con molta simpatia.
 

Nell’articolo sul volto amico del fisco, che non è dietro l’angolo, non mancano pesanti critiche a tale volto e alla doppia fila di denti che si intravvede in esso, sia sul piano sostanziale, che sul piano degli adempimenti formali, senza contare la fatica della relazione telematica, con questo rappresentante del socio occulto di ogni attività produttiva, che è lo Stato.

Chiaramente, su questo tema, siamo totalmente d’accordo con i commercialisti e siamo pronti come sindacato di imprese ad appoggiare ogni iniziativa di contrasto al vampirismo fiscale. Siamo anzi pronti a fare ancor più in tema di riforma globale della fiscalità che, di là dalle enunciazioni costituzionali, può essere considerata necessitata, non soltanto per il total tax rate ma anche per la jungla delle disposizioni e degli adempimenti infittita da oltre quarant’anni di frenetico attivismo regolatorio/interpretativo in gran parte inconcludente, se non controproducente rispetto alla evasione.

E, a questo proposito, richiamiamo l’attenzione sullo studio e sulla recente proposta dell’Istituto Bruno Leoni in materia di flat tax al 25% e annessa istituzione del minimo vitale, sulla quale la Conflavoro PMI è pronta a dare tutto il sostegno possibile alle iniziative che potranno attivarsi in merito di rivoluzione fiscale liberale.

In un successivo articolo, mentre si chiarisce la differenza tra il TTIP, che è l’accordo transatlantico tra USA e UE, reso difficile da concludersi soprattutto per le divisione tra gli Stati dell’Unione europea, e il TTP, che è l’accordo transpacifico tra USA e 12 paesi del Sudamerica e del sudest asiatico, tra cui Giappone, messo in discussione dalla nuova amministrazione americana, si evidenziano alcune delle problematicità di questa nuova fase della globalizzazione, anche da parte dei commentatori che, curiosamente, continuano a vederla come un affare da grandi aziende, senza considerare quanto le PMI hanno già fatto e quanto, ancor più, possono fare attraverso i canali dell’@commerce.

In conclusione di questa sommaria rassegna richiamiamo l’attenzione su due articoli riferiti ai voucher, o meglio alla loro prematura scomparsa, a causa della demonizzazione fattane da un parte sindacale, che pure aveva contribuito a farne un uso disinvolto, con i quali si evidenziano le difficoltà per le aziende interessate a coprire, regolarmente, le piccole esigenze di lavoro aggiuntivo in particolari momenti della loro attività stanno scontando in mancanza dei vecchi voucher e, ma gli articoli scritti prima dell’emanazione delle nuove norme non potevano dirlo, presumibilmente sconteranno in presenza dei nuovi voucher; questo senza contare i sovraccosti, anche per adempimenti burocratici, di imprese e famiglie.

E da tutto ciò, le norme, la amministrazione pubblica, la giurisprudenza, le interpretazioni dei diversi operatori – l’un contro l’altro armati – si trae la ennesima, sconfortante impressione che, se l’Italia non è un Paese per giovani, non lo è neppure per le piccole e medie imprese che, pure, come i calabroni condannati dall’aerodinamica a non volare, riescono a sollevarsi e a restare in volo, numerose e impavide e, proprio per questo, vanno difese da un sindacato che si occupi di loro, senza se e senza ma.

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