Conflavoro Pmi al fianco dei commercialisti in sciopero contro la burocrazia

Ci sarà Conflavoro Pmi a fianco dei commercialisti che dal 26 febbraio al 6 marzo protesteranno a livello nazionale in difesa dei contribuenti e delle imprese. Il motivo è l’eccesso di burocrazia, problema diventato ora più che mai insostenibile per le sigle sindacali della categoria dei professionisti.

Lo sciopero riguarda infatti le misure contenute nel nuovo decreto fiscale che ha introdotto otto nuovi adempimenti per la comunicazione Iva. Un’attività che porta nuova mole di lavoro e che risulta svilente alla categoria, la quale parla di una finta semplificazione che nei fatti rischia di rendere ancora più complicato il sistema tributario italiano. Ecco perché Conflavoro Pmi, il sindacato datoriale presieduto da Roberto Capobianco,  ha deciso di scendere in piazza per abbracciare una protesta che suona come un vero grido di allarme “contro tutti quei provvedimenti – dice il presidente – che sono lontani anni luce dalla quotidianità di chi fa impresa e che penalizzano, in particolare, il lavoro dei professionisti che chiedono invece di essere agevolati per poter svolgere al meglio il proprio compito, quello, come il nostro, di tutelare le aziende italiane”.

Per ora c’è stato un primo tavolo di trattativa con il Ministero dell’Economia nel quale le sigle sindacali hanno individuato diverse priorità e chiesto provvedimenti immediati di risoluzione. Ci sono al massimo venti giorni di tempo per trovare l’accordo perché la revoca della protesta va fatta al massimo cinque giorni prima. E nel frattempo è arrivato anche l’ok da parte del Garante che ha chiesto al Mef di far slittare la dichiarazione Iva, la cui scadenza coincide con l’astensione dei commercialisti che rischierebbero oltretutto sanzioni per mancato adempimento.

“Abbiamo deciso di affiancare i commercialisti – continua Capobianco – perché al di là delle misure in questione – siamo stanchi di avere a che fare con uno Stato che rema contro invece che agevolare chi davvero si è reso responsabile della produttività del paese e sta cercando di farlo tuttora, districandosi in un mare di difficoltà e incombenze. E siccome crediamo che l’unità e la sinergia di intenti possa produrre cambiamento, vogliamo sostenere fino in fondo questa battaglia per la semplificazione, sperando che si possa raggiungere prima un accordo ed evitare, in questo modo, otto giorni di sciopero, ma solo a patto che si sia trovata una soluzione soddisfacente per i professionisti e le nostre aziende”.

“La nostra associazione – conclude Capobianco – che lotta in primis per rendere più vivibile e meno complicata la quotidianità dei suoi associati, si sente colpita direttamente da queste nuove misure che aumentano le incombenze dall’oggi al domani, senza che ci venga data nemmeno la possibilità di far sentire la nostra voce. D’altra parte, a nulla sono serviti i tavoli di confronto tra le sigle sindacali e il ministero delle Finanze, aperti prima dell’approvazione della legge di Stabilità e del decreto fiscale ad essa collegato, dal momento che i provvedimenti adottati guardano proprio nella direzione opposta e le aspettative di semplificazione sono state disattese”.

 

 

In evidenza Nazionali

Info su autore

Ufficio Stampa

Lascia un commento