Ddl per l’autocertificazione delle malattie fino a tre giorni. Conflavoro: un passaggio che confermerebbe la facilità di ottenimento di un certificato medico a chiunque ne faccia richiesta.

Mentre la legge sulla concorrenza staziona in Parlamento, facendo la solita spola tra Camera e Senato, con le varie lobby sguinzagliate ad irretire i c.d. rappresentanti della Nazione per cercare di preservare, o finanche ripristinare, i privilegi delle più diverse categorie professionali o non professionali; mentre torna in vita il rinnovo automatico delle polizze, per evitare che i poveri assicurati dimentichino di pagare il loro premio e si trovino, inopinatamente, scoperti da una qualche copertura assicurativa; mentre si ripristinano, in certa parte, i minimi delle tariffe professionali, attraverso l’arcaico concetto dell’equo compenso, volto a garantire la qualità della prestazione professionale e a difendere gli sprovveduti clienti da giovani professionisti di più modeste pretese, ma non necessariamente di più modeste competenze.

Ci mancava l’autocertificazione della malattia per avere la certezza che, senza avere un Re che ci difenda, basta un qualunque tejero, anche senza armi da fuoco, a condizionare un Parlamento imbrigliato e a far pagare a tutti i prezzi di alcuni. O, altrimenti, che in mancanza di una idea della politica, come arte del bene comune, continueremo a vivacchiare con politiche di bassa cucina. E vivacchiare è un po’ morire. Quando, invece, potremmo vivere, e vivere bene, con il nostro ineguagliabile genio, o anche, sfruttando l’impareggiabile retaggio dei nostri progenitori, anche da nani potremmo vivere sulle spalle di cotali giganti.

Ma, per tornare alle faccenduole e parlare di questa barzelletta dell’autocertificazione di malattia, va detto che i medici si sono sempre detti costretti a certificare la malattia, priva di evidenze esterne, denunciata dal paziente/lavoratore, cosicché la certificazione è sempre stata una foglia di fico su una allegazione di parte, che poteva essere realmente fondata, ma poteva anche essere totalmente infondata. E i medici di famiglia, basandosi su questa idea di responsabilità pseudomedica, non hanno mai negato la certificazione anche ai più incalliti malati del lunedì o del giorno successivo alla festa di turno. Mentre i medici di controllo, ammesso che riuscissero ad intervenire tempestivamente, hanno sempre avuto difficoltà a contraddire i loro colleghi, seguendo il principio che la certificazione medica è un esercizio professionale basato, di rito, su scienza e coscienza. Senza contare che, dal 1970, ai datori di lavoro è stato vietato di far effettuare controlli sullo stato di salute dei dipendenti da servizi medici diversi da quelli pubblici, INPS/ASL.

Quindi l’autocertificazione a che cosa tenderebbe? A risparmiare al lavoratore il fastidio di recarsi dal medico curante e di farsi rilasciare il certificato, da inoltrare alla succube azienda da cui formalmente dipende? A risparmiare al medico curante il fastidio di ricevere il paziente per sentirsi raccontare la novella del caso e di rilasciare il certificato automatico di malattia, comunicando il numero di protocollo sulla scorta del quale l’azienda potrebbe chiedere, volendo buttare via dei soldi, i soliti inutili controlli? Forse tende all’uno e all’altro scopo, strizzando l’occhio all’una e all’altra categoria, unite dal legame più forte che esista: il vinculum sceleris. O, detto altrimenti, l’io so che tu sai che io so.

Ma forse è l’onesto riconoscimento di una realtà di fatto, che non può non imporsi al diritto, e una semplificazione utile a chiarire un altro, semplice concetto sintetizzabile in un vecchio brocardo “nemo ad factum cogi potest”, ovvero nessuno può essere costretto a fare quello che non vuol fare e, nel caso specifico, a lavorare. Quindi, come aziende non dobbiamo dolerci che un bimbo parlamentare ci dica che il re malattia è nudo, ma dobbiamo attivarci per restaurare e rinsaldare, in ogni modo, le logiche della fiducia e della collaborazione, in presenza delle quali la mancanza dal lavoro potrà essere sempre data per giustificata, in presenza di certificazione o di autocertificazione o meno.

Tuttavia, facendo un maligno esercizio di fantasia, si potrebbe pensare che con l’autocertificazione di malattia potrebbe venire meno il divieto dei controlli, medici o non medici, da parte dell’azienda. Così, se il bimbo parlamentare, voleva favorire i lavoratori e i medici, potrebbe danneggiare gli uni e, di riflesso gli altri, nel trionfo che si deve agli sprovveduti della eterogenesi dei fini.

Antonio Maria Orazi
Conflavoro Pmi

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