Urgenza terremoto, Conflavoro: “Non basta un decreto per risollevare le imprese”

"Se vogliamo risollevare le imprese colpite dal sisma non basta l’esenzione dalle tasse per quattro anni, come giustamente previsto dal decreto terremoto". E' il commento del presidente nazionale di Conflavoro Pmi Roberto Capobianco, all'indomani dell'approvazione del nuovo decreto terremoto che prevede una no tax area per quattro anni, oltre allo sblocco della burocrazia che finora ha letteralmente paralizzato le imprese.

"Mi sembra il minimo - insiste Capobianco -  E' dal 24 agosto che il Centro Italia attende un sostegno che non è mai arrivato nonostante fosse di vitale importanza per le aziende del territorio. Alcune sono state distrutte, altre sono devastate dal sisma. Potrebbero ripartire, ma si trovano nell'impossibilità di farlo con le proprie forze. Lo sblocco dei fondi è la vera urgenza, ma finora abbiamo solo aspettato. Il nuovo decreto, appena approvato, è il terzo provvedimento dall’estate scorsa, da quando il Centro Italia ha iniziato a tremare. Il punto è che queste misure, finora, stanno sulla carta e trovo assurdo e incomprensibile che si siano aspettati i comodi della politica, dal referendum, alla crisi di governo, all’assestamento del nuovo esecutivo, che ci sta traghettando a nuove elezioni. E quindi a una nuova fase di stagnazione amministrativa. Ne sa qualcosa il presidente di Conflavoro Ascoli Simone Marcelli che ogni giorno mi racconta della paralisi di quei territori, del collasso delle nostre imprese e dello sconforto dei nostri imprenditori, molti dei quali hanno già gettato la spugna.
Adesso il nuovo decreto sembra la risposta a tutti i mali e sbloccherà la burocrazia per ricostruire la produttività di terre ormai distrutte".

"Noi ce lo auguriamo - conclude il presidente - ma ci chiediamo anche perché si sia aspettato tutto questo tempo per dare il via libera a misure che mi sembrano tutt'altro che straorinarie, come la rimozione delle macerie a carico delle amministrazioni comunali e non del privato. La politica ci sta mostrando, ancora un volta, di non riuscire a definire una scala delle priorità, senza la quale crediamo non ci possa essere una vera volontà di ricostruzione".

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