Def alle Camere: impegni da 21,5 miliardi per crescita, mano tesa all’UE sul deficit

Il ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica la nota d’aggiornamento al Def e mostra i conti per raggiungere una crescita massima nel 2020

Il Documento di economia e finanza, con la nota di aggiornamento, è stato consegnato alle Camere per la valutazione. 138 pagine per almeno 21,5 miliardi di impegni. 9 miliardi per il reddito di cittadinanza e 1 miliardo per un primo potenziamento dei centri per l’impiego. Altri 7 miliardi per la quota 100 delle pensioni e 2 per l’introduzione graduale della flat tax. 1,5 miliardi per i truffati dalle banche e 1 miliardo per assumere nuovi agenti per le forze dell’ordine. Ma anche una serie di misure e agevolazioni a favore delle startup e di quelle società che riducono le emissioni inquinanti. Il tutto si concretizzerà mediante vari disegni di legge. SCARICA ORA IL DEF.
 

Sterilizzazione Iva parziale nei prossimi anni

E, naturalmente, c’è lo stop all’aumento Iva. “Nel Programma di Stabilità 2019 – si legge nel Def – sarà presentato un piano di intervento volto a sostituire le residue clausole di salvaguardia con interventi di riduzione della spesa e di potenziamento dell’attività di riscossione delle imposte”. Le clausole valgono 12,5 miliardi nel 2019 e 6,7 miliardi aggiuntivi nel 2020. “Gli aumenti delle imposte indirette previste dalle clausole di salvaguardia – continua il documento – verranno completamente sterilizzati nel 2019 e parzialmente nel 2020 e 2021”.

Nella premessa alla nota di aggiornamento il ministro dell’Economia Giovanni Tria assicura dunque che saranno affrontati i principali impegni del governo, dalla semplificazione e riduzione fiscale fino al superamento della legge Fornero. “Ciò richiede un cambiamento profondo – scrive – delle strategie di politica economica e di bilancio che negli anni passati non hanno consentito di aumentare significativamente il tasso di crescita, ridurre il tasso di disoccupazione e porre il rapporto debito/PIL su uno stabile sentiero di riduzione”.
 

Pil rivisto al ribasso e task force per gli investimenti pubblici

Rispetto a quanto previsto dalla prima versione, rimaneggiata, del Def lasciato in eredità dal governo Gentiloni prima del cambio a palazzo Chigi con Giuseppe Conte, le stime di crescita sono state ritoccate al ribasso. Dall’1,5% previsto ad aprile scorso si scende all’1,2% per il 2018, con il deficit che si assesterà all’1,8% contro il 2,4% del 2017.

Si legge poi nel Def che “il governo attiverà entro la fine di quest’anno una task force sugli investimenti pubblici. Riprendendo le esperienze di altri Paesi creerà inoltre un centro di competenze dedicato. Questo avrà il compito di offrire servizi di assistenza tecnica e di assicurare standard di qualità” nelle amministrazioni centrali e periferiche. Così da permettere “di creare nel tempo un insieme di capacità professionali interne alla PA nell’intera gamma di competenze”.
 

L’appello all’Europa

Tria ha garantito a Bruxelles azioni sul deficit più ‘caute’ rispetto al rapporto su Pil al 2,4% previsto inizialmente per un triennio. Nel 2020 sarà infatti al 2.1% del 2020 e nel 2021 all’1,8%. Prevista una crescita dell’1,5% nel 2019, dell’1,6% 2020 e dell’1,4% 2021.

Il ministro dell’Economia, però, chiede più equilibrio in area Euro e che l’apporto maggiore sia dato proprio da quei Paesi che oggi guidano nei fatti l’Unione. “Gli squilibri macroeconomici dei Paesi membri – scrive Tria – devono essere corretti in modo simmetrico, coinvolgendo maggiormente quelli che attualmente presentano elevati surplus di partite correnti e di bilancio. Le distorsioni degli attuali meccanismi di sorveglianza multilaterale e delle regole di bilancio vanno superate, al fine di debellare le pressioni deflazionistiche, ancora oggi evidenti in alcuni paesi membri, e ripristinare un clima di ottimismo circa le prospettive economiche dell’Area Euro e più in generale dell’Europa”.

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