Ilaria Deverio di Era-Mec: “Cerco personale e non lo trovo. Giovani poco motivati”

LUCCA - “Da un anno cerco una nuova figura da inserire nel mio staff e non la trovo. Si lamentano perché manca il lavoro, io invece sono delusa perché nei colloqui non trovo motivazione, volontà e voglia di mettersi in gioco”. Lo dice Ilaria Deverio, 33 anni, titolare della ditta lucchese di assemblaggio macchinari industriali Era-Mec, commentando gli ultimi dati diffusi sulla disoccupazione, che ora supera il 40 per cento. “Sarò di sicuro criticata per quello che dico – continua l’imprenditrice – ma credo sia necessario ascoltare anche le voci fuori dal coro per risorgere. Ho letto che in Toscana un imprenditore su cinque non trova figure idonee per la propria attività. Anche io ho questo problema – si sfoga la titolare – È normale che da tanto tempo cerco un responsabile di produzione e non lo trovo? Se ci fosse tutta questa esigenza di lavorare, lo avrei già trovato. I contratti collettivi nazionali, in effetti, prevedono stipendi bassi. Noi cerchiamo di invogliare i dipendenti mettendoci del nostro, ma è dura. È il mercato che fa il prezzo e per noi, che lavoriamo per conto terzi, la prima voce di costo sono proprio i dipendenti”.
 Il punto, secondo Deverio, è che gli imprenditori vengono criticati da tutti perché “evidentemente – dice - non è chiaro che anche noi facciamo parte di un sistema difettoso che ogni giorno ci sottopone a tasse e balzelli, senza darci nulla in cambio”. Il messaggio è forte e chiaro: il problema cruciale è che “i giovani tendono a sopravvalutarsi, a pensare a priori di essere insostituibili”. “Non voglio generalizzare – precisa la titolare – Ho incontrato sicuramente persone meritevoli, con grinta e capacità, ma la maggior parte non rientra in questa categoria. Noto, tra l’altro, che le persone più qualificate a livello di studi e di formazione sono più disposte al sacrificio rispetto a giovani che hanno appena finito la scuola, che sono attaccati ad orari e straordinari. Lo trovo inconcepibile.  Io nel mio sto cercando di offrire un progetto comune. Proprio in questi giorni stiamo arricchendo di un nuovo tassello la nostra avventura con l’apertura di un’altra azienda, la Abys. Per me questa è un’occasione per coinvolgere i miei dipendenti, perché sto manifestando loro la volontà di dare continuità ad un progetto comune. Sono davvero demotivata e stanca di leggere sui quotidiani luoghi comuni. Si piangono tutti addosso per darsi una giustificazione. Ci vorrebbe invece un po’ di sana autocritica”.
 Sul tema interviene il presidente nazionale di Conflavoro Pmi Roberto Capobianco: “Mi fa piacere che una giovane imprenditrice, in questo caso una nostra associata, abbia il coraggio di dire come stanno le cose, sia pure sulla base di una esperienza personale. È vero, i contratti collettivi nazionali sono da rivedere e Conflavoro Pmi è attiva da tempo per apportare migliorie che guardano nella direzione del merito e di una maggiore semplificazione, raggiungendo già diversi risultati. Come rappresentante di una associazione che sostiene le piccole e medie imprese, di cui ogni giorno condivido angosce e ingiustizie causate da un sistema destabilizzante, trovo che la figura dell’imprenditore sia fin troppo demonizzata e che sia arrivato il momento di ripulirla dalle critiche e dalle maldicenze che dovrebbero guardare in ben altra direzione".

 

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