Licenziamenti, Conflavoro lancia l’allarme per il 2017

“Se oggi abbiamo il 31% in più dei licenziamenti, quando scadrà l'esonero contributivo triennale previsto nella Legge di stabilità 2015, la situazione, se il governo non interviene, sarà ancora più drammatica. Già nel 2017 il quadro sarà ben peggiore di quello attuale”. Il presidente nazionale di Conflavoro Pmi Roberto Capobianco lancia l'allarme alla luce degli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Precariato dell’Inps di agosto, che rivelano una panoramica preoccupante sugli effetti del Jobs Act. grafico licenziamenti

Numeri che parlano chiaro: nel periodo gennaio-agosto 2016, le assunzioni sono risultate 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5%). Insieme alla decontribuzione, si conferma il rallentamento della marcia dei nuovi tempi indeterminati: siamo a -32,9% in agosto, rispetto ai primi otto mesi del 2015. E, di pari passo, aumentano i licenziamenti "per giusta causa”: da 35 a 46 mila in due anni. “Questi dati sono la conseguenza di un periodo di stagnazione per le imprese – continua Capobianco - dovuto al calo degli incentivi che favoriscono il lavoro a tempo indeterminato. Dopo una prima fase indubbiamente vantaggiosa, nel 2015, già nei primi mesi del 2016 la situazione è precipitata con lo sgravio contributivo che dal 100% è sceso al 40%. Il governo deve fare qualcosa per invertire la rotta e rilanciare il mercato del lavoro stabile, intervenendo sulle politiche attive dell’occupazione, con una prospettiva, quindi, a lungo termine. Il vero obiettivo deve essere quello di abbattere il costo del lavoro, ancora così gravoso soprattutto per le piccole e medie imprese, perché innesca un circolo vizioso che non permette alle aziende di perseguire le strategie d’impresa che guardano nella direzione dell’innovazione e dello sviluppo”.

 

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