Rivoluzione copyright nell’Unione Europea. Nei prossimi anni. Forse

Bruxelles, dopo lo stop di luglio, approva la direttiva sul copyright. Che però non sarà operativa prima di qualche anno. Contrari M5S e Lega

Ieri (12 settembre) il parlamento di Bruxelles – dopo che a luglio l’aveva bocciato e rimandato appunto a settembre – ha approvato la controversa riforma sul diritto d’autore. C’è stato il voto contrario sulla direttiva UE, tra gli altri, sia degli europarlamentari del Movimento 5 Stelle sia di quelli della Lega. Si può dunque affermare che lo stesso governo italiano sia contrario alla riforma.

Le nuove norme, in ogni caso, non sono subito applicabili né definitive. Nelle prossime settimane, infatti, partiranno i negoziati del parlamento con gli altri organi Ue, ossia il Consiglio e la Commissione. La versione finale della direttiva arriverà non prima della fine dell’anno e poi dovrà diventare legge nei singoli Stati membri dell’Unione. Per allora, vista la fluidità dell’era digitale in cui viviamo, resta da capire quanto e cosa sarà cambiato rispetto a oggi.

 

La riforma del copyright non tocca l’open source

La direttiva UE prevede che le piattaforme Web, ad esempio Facebook e Youtube, filtrino in modo preventivo i documenti inseriti dagli utenti. Stessa azione dovranno compiere gli aggregatori come Google News. Lo scopo che la direttiva si prefigge di raggiungere è quello di eliminare all’origine i documenti che violano il diritto d’autore.

Per l’utente, quantomeno a livello di esborso economico, non cambia nulla. La responsabilità della circolazione dei contenuti e delle eventuali remunerazioni agli autori spetterà alle piattaforme coinvolte. Un punto su cui, almeno da parte di chi è d’accordo con la direttiva, è stata focalizzata l’attenzione. Per gli oppositori, invece, come ad esempio il ministro Luigi Di Maio, queste nuove norme non faranno altro che mettere il bavaglio alla libertà degli utenti del Web, come ha dichiarato, fra gli altri, il vicepremier Luigi Di Maio.

Va sottolineato che dal giro di vite della riforma del copyright, così concepita e votata, sembrano escluse conseguenze per le piattaforme open source e quelle che utilizzano i contenuti coperti da diritto d’autore senza fini commerciali. Wikipedia, per fare un esempio subito comprensibile. Ma la stessa enciclopedia online, scritta dai suoi utenti, è contraria alla direttiva e ai filtri preventivi previsti. I link, in ogni caso, si potranno condividere accompagnati da singole parole. Gli snippet, invece, ovvero l’anteprima con foto e breve testo di presentazione degli articoli, saranno coperti da copyright e, pertanto, le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori per il loro uso. Non resta che attendere le prossime evoluzioni in sede UE per capire se ci saranno o meno passi indietro.

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