Salario minimo? Sì, ma in base al territorio. Le proposte di Conflavoro Pmi al Senato – VIDEO

La Commissione XI ha audito il presidente Capobianco: chiesto tavolo con ministero del Lavoro e associazioni maggiormente rappresentative per stabilire i salari minimi zona per zona

Sì al salario minimo orario, ma che tenga conto delle caratteristiche e del costo della vita dei singoli territori. Come stabilirlo? Tramite accordi decentrati, stabiliti da un tavolo composto dal ministero del Lavoro e dalle associazioni maggiormente rappresentative, i cui requisiti sono fissati dalla circolare 14/1995 del ministero stesso. Questa la posizione di base di Conflavoro Pmi in merito al salario minimo stabilito per legge.
 

Capobianco: “Ogni territorio ha un costo della vita proprio, servono distinguo”

Ieri (12 marzo) la Commissione XI ‘Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale’ di palazzo Madama, presieduta dalla senatrice Nunzia Catalfo, ha audito Conflavoro Pmi con l’intervento del presidente Roberto Capobianco.

L’associazione ha portato alcune idee e proposte di modifica dell’impianto attuale così come è previsto dal DDL 658 e dal DDL 310. “C’è bisogno di dare applicazione all’articolo 36 della Costituzione – ha sottolineato Capobianco – dunque un compenso equo e sufficiente ai lavoratori. Dobbiamo dare dignità certa a tutti i lavoratori, che si tradurrebbe in certezza per noi imprenditori per quanto riguarda il costo del lavoro”.

“I 9 euro, netti o lordi, di cui si parla nei due DDL? Non possono essere importi che tutte le aziende e tutti i territori italiani possono prendere in considerazione. Servono distinguo – ha affermato il presidente di Conflavoro Pmi – in base alle caratteristiche delle varie zone e del costo della vita. Lo diciamo a questo governo fin dal suo insediamento. Distinguo,  chiaramente, in direzione migliorativa. Non consigliamo di certo di penalizzare ancora di più il Meridione o le zone depresse”.
 

“Non si possono prendere a riferimento i Ccnl di associazioni presunte maggiormente rappresentative”

“Ma riteniamo che il salario minimo – ha affermato il presidente di Conflavoro Pmi – debba essere applicato al livello contrattuale più basso. Non deve riguardare il trattamento economico complessivo a tutti i livelli, né tantomeno basarsi sui contratti presunti come maggiormente rappresentativi e che qualche sindacato vorrebbe elevare a riferimento comparativo nonostante non vi sia una norma al riguardo che lo preveda”.

“Sono molti i motivi per cui un’azione del genere – ha concluso Capobianco – sarebbe insensata e lesiva della libertà sindacale sancita dall’articolo 39 della Costituzione. Inoltre, esistono numerose mansioni che oggi non sono previste dagli storici Ccnl e che, invece, associazioni più giovani e comunque in possesso di determinati requisiti tengono in considerazione nei propri Ccnl”.

RIVEDI L’INTERVENTO DI CONFLAVORO PMI

 

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