Storia del turismo italiano e di come il decreto Rilancio lo abbandonò

Pochissime risorse e nessuna strategia per un settore strategico, insieme alla cultura, vanto dell’Italia

Il turismo è sempre stato uno dei grandi motori dell’economia italiana e da solo valeva prima del Covid-19 oltre il 13% del Pil italiano. Il turismo è soprattutto gancio trainante di una serie infinita di attività spesso legate al made in Italy in ogni forma e territorio: basti pensare all’enogastronomia e artigianato della tradizione, ma anche alla cultura in senso ampio con la quale è un tutt’uno con reciproci effetti benefici.

Oggi però, tra distanza interpersonale e misure varie di sicurezza (entrambe giustissime), danno d’immagine, conseguente crollo delle attività, dell’occupazione e del gettito fiscale, forse non è ancora ben chiaro a cosa stia davvero andando incontro l’Italia. Non basteranno le misure sul Cosap a zero e i voucher di rimborso prenotazioni a metterci una pezza, per intenderci.

E infatti il turismo, inteso in questo caso in senso stretto, nonostante la sua importanza strategica e insostituibile, esce con le ossa fracassate dal decreto Rilancio. Tanto che, capita finalmente l’antifona, lo stesso Governo si è affrettato ad affermare che dal 3 giugno prossimo chiunque potrà venire a visitare l’Italia senza limitazione alcuna. Basterà questo per attirare a noi i flussi turistici quantomeno parziali rispetto al passato? Ci auguriamo di sì. Ma forse sarebbe e sarà utile anche una strategia di qualche tipo, oltre alla speranza?

I fondi destinati al turismo dal decreto Rilancio (nome ufficiale: DL 34/2020, scaricalo qui), sono irrisori e non sembrano indovinare alcuna visione lungimirante di sorta. Oltretutto, come se non bastasse, la grande maggioranza dei provvedimenti (questo accade sotto numerosi aspetti dell’intero decreto Rilancio) per essere attuata avrà bisogno di ulteriori decreti entro circa 30 giorni. Vediamo i provvedimenti per sommi capi.

Bonus turismo

Individuato nel Dl Rilancio come Tax credit vacanze (art. 176) prevede un bonus di 500 euro per i nuclei familiari con Isee non superiore a 40 mila euro. Bonus che scende a 300 euro per i nuclei formati da due persone e a 150 euro per i nuclei composti da una sola persona. Cifra da spendere in un’unica soluzione, da un unico membro del nucleo, dal 1° luglio al 31 dicembre 2020, in strutture ricettive, agriturismi e bed&breakfast.

Esclusi, quali intermediari, i servizi telematici e le piattaforme che non siano agenzie di viaggio e tour operator. Il fondo complessivo è di circa 2,4 miliardi a valere sul 2020 e 2021. Se questi soldi, come molto probabile, non saranno utilizzati del tutto, non è dato sapersi se resteranno al turismo o saranno indirizzati altrove.

L’80% del bonus vacanze è subito a carico della struttura, “d’intesa con il fornitore presso il quale i servizi sono fruiti, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto”. Il 20% restante l’avente diritto al bonus lo recupera poi con la dichiarazione dei redditi.

Lo sconto dell’80% applicato dal fornitore è invece rimborsato a quest’ultimo sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione (art. 17 Dlgs 241/1197), “con facoltà di successive cessioni a terzi, anche diversi dai propri fornitori di beni e servizi,  nonché a istituti di credito o intermediari finanziari”. 

Promozione turistica e agenzie di viaggio

La cifra per il 2020, pari a 20 milioni di euro indirizzati al nuovo Fondo per la promozione del turismo in Italia (art. 179), pare assai sottostimata rispetto alla esigenze reali del Paese e non è ancora chiaro a chi sarà accessibile. I destinatari saranno decisi dal Mibact entro 30 giorni con apposito decreto con lo “scopo di favorire la ripresa dei flussi turistici in ambito nazionale”.

Per le agenzie di viaggio e tour operator, a valere sull’anno 2020, è istituito un fondo con dotazione di 25 milioni di euro
 

Imposta di soggiorno, il ristoro per i comuni

Anche questo provvedimento (art. 180) dovrà diventare applicativo con modalità e riferimenti stabiliti dai ministeri dell’Interno e dell’Economia entro 30 giorni. Il fondo messo a disposizione per il solo 2020 è di 100 milioni per il “ristoro parziale dei comuni” circa l’imposta di soggiorno o il contributo di sbarco. “Parziale” è un eufemismo: la sola capitale, Roma, nel 2017 ha incassato 130 milioni dall’imposta di soggiorno. L’imposta di soggiorno ‘pesa’ moltissimo sui bilanci comunali, ancora di più se si guarda alle realtà territoriali medio-piccole.

Fondo turismo, Imu e cultura

Infine, una panoramica sugli altri provvedimenti. Al neonato Fondo turismo (art. 178) vanno 50 milioni (al massimo 200 mila euro a beneficiario) finalizzati “alla sottoscrizione di quote o  azioni di organismi d’investimento collettivo del risparmio e fondi di investimento, gestiti da società di gestione del risparmio, in funzione di acquisto, ristrutturazione e valorizzazione di immobili destinati ad attività turistico-ricettive”. Il Fondo può essere incrementato di altri 100 milioni nel 2021, ma togliendo analoga cifra dal Fondo sviluppo e coesione – programmazione 2014-2020.

 

La prima rata Imu per il 2020 non è dovuta da:

Immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché immobili degli stabilimenti termali;

Immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e immobili degli agriturismo, dei  villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie  marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate. 

Per il ristoro ai comuni a fronte delle minori entrate Imu, è istituito un fondo con una dotazione di 74,90 milioni di euro per l’anno 2020. La ripartizione del Fondo sarà decisa entro 30 giorni dal Dl Rilancio con decreto del ministro dell’Interno di concerto con il ministro dell’Economia, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali.

Per quanto concerne la cultura, è istituito un Fondo (art. 184) da 50 milioni per il 2020 “finalizzato alla promozione di investimenti e altri interventi per la tutela, la fruizione, la valorizzazione e la digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale”

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