Meno tasse per imprese e famiglie, dicevano. E invece no. Ecco cosa e quanto aumenta nel 2020

Dalla plastic tax alla sugar tax fino ai balzelli che andranno a incidere direttamente sulle tasche dei consumatori

Sotto l’albero di Natale, tra i vari pacchi, gli italiani troveranno anche l’aumento delle tasse. Con il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio in vigore dal 1° gennaio 2020, infatti, sono previsti 6,1 miliardi di entrate aggiuntive per l’erario. E mentre in parlamento è già iniziato l’iter della manovra-ombra, con decine di emendamenti che puntano a sgravare imprese e contribuenti, a oggi la realtà dei fatti è che – come riporta la relazione del Servizio studi del Parlamento – nel 2020 ogni famiglia verserà alle casse pubbliche 234 euro in più.

Nel Documento programmatico di Bilancio 2019 (governo M5S-Lega) la pressione fiscale era prevista invariata al 41,8%, mentre la versione dello stesso documento per il 2020 (leggilo qui) la dà al 42,9% con un aumento, dunque, dello 0,1%.

Un aumento dovuto, tra l’altro, a diversi balzelli. In particolare, tra i provvedimenti che alla fine dovrebbero essere in manovra alla casella Tasse, le imprese troveranno la plastic tax, la sugar tax e una serie di strette o mancati sgravi. Fosse aumentata anche l’Iva sarebbe stato, decisamente, un disastro per tutto il Paese: in primis per il tessuto imprenditoriale e le importazioni e, di conseguenza, per tutti i consumatori.
 

Plastic tax: in attesa delle alternative agli imballaggi di plastica, aumenta tutto

La plastic tax, in particolare, inciderà notevolmente sui portafogli degli italiani. A oggi, per disincentivare l’utilizzo degli imballaggi di plastica – ma senza un vero e proprio piano plastic free che dia alternative allo stato attuale delle cose – il governo ha previsto nel Documento programmatico di bilancio 2020 la ”introduzione di un’imposta sugli imballaggi di plastica con decorrenza dal 1° giugno 2020 (aliquota 1 euro per Kg)”.

L’effettivo peso per “promuovere la sostenibilità dell’ambiente” non è dato sapersi quanto più o meno graverà sul singolo contribuente poiché, come è ovvio, ogni imballaggio di plastica ha il proprio peso. Ad esempio, una bottiglia di acqua in plastica del peso di 50 grammi costerà 5 centesimi in più.
 

Gli aumenti sui consumi quotidiani: dai buoni pasto allo zucchero

Nuovo aumento anche per tabacchi e cartine, il cui ritocco delle accise si aggira sui 119 milioni di euro. Dalle lotterie nuovi balzelli per 296 milioni e stretta anche sui buoni pasto cartacei. Da questi lo Stato prevede di incassare 51 milioni in più. E se queste tasse incideranno direttamente sulle tasche dei cittadini a differenza, ad esempio, della plastic tax che graverà a cascata su tutti, produttori e consumatori, anche la sugar tax seguirà lo stesso iter della stretta sulla plastica. E, pertanto, è già alta la levata di scudi del tessuto imprenditoriale attivo nel settore.

 

Sì al green new deal. Ma quando? Come? Tassando?

Ecco, alla luce di tutte queste tasse legate alla salute e alla sostenibilità ambientale, è fondamentale agire sulle incentivazioni alle imprese, anche per l’acquisizione di nuovi macchinari, incrementando concretamente e con apposito riguardo al ‘verde’ strumenti come Impresa 4.0 e Nuova Sabatini.

Non si può, del resto, sostenere un ‘green new deal’, l’economia circolare, lo sviluppo sostenibile con le sole tasse. Il circolo economico-finanziario Stato-imprese-consumatori deve divenire virtuoso e deve parimenti essere incentivata una vera e propria cultura green. Perché, un po’ come accadrà con i pagamenti elettronici, non si può incentivare un nuovo approccio solamente disincentivando l’esistente con una nuova e più forte pressione fiscale.

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