Politica La settimana politica: l’esordio di Vannacci e i nuovi equilibri del GolfoNasce Futuro Nazionale, il partito di Vannacci, con una bufera su una frase sul femminicidio. Sul piano internazionale, più vicina l’intesa USA-Iran che riapre Hormuz lunedì 15 Giugno 2026lunedì 15 Giugno 2026 Array Si è chiusa domenica, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Due giorni di lavori, il 13 e 14 giugno, che hanno trasformato il movimento in una formazione strutturata, con un programma di circa 140 pagine, un inno (“Futura” di Lucio Dalla) e uno statuto incentrato sulla figura del leader. La costituente di Roma e i punti del programma di Vannacci Dal palco Vannacci ha illustrato i punti programmatici: la “remigrazione” con un tetto del 4% agli ingressi e lo stop al decreto flussi; nucleare di ultima generazione e stop agli incentivi alle rinnovabili; un’aliquota forfettaria unica per le PMI e un quoziente familiare per la natalità, oltre al libretto di lavoro a 14 anni su base volontaria. Orizzonte dichiarato, le elezioni del 2027. A dominare la cronaca è stata però la posizione sul femminicidio, che il leader ritiene non debba costituire una fattispecie penale autonoma: per lui “un omicidio come tutti gli altri”. Parole applaudite in sala, ma che hanno innescato reazioni critiche trasversali, da FdI all’opposizione. Le repliche più nette sono arrivate anche dal centrodestra. Giulia Bongiorno (Lega), presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha giudicato “fuorviante” l’argomento, ricordando che la specificità sta nella motivazione — uccidere una donna per odio o disprezzo — e richiamando il “delitto d’onore” abolito nel 1981. Dal Pd Cecilia D’Elia ha parlato di “negazionismo patriarcale”; Italia Viva ha bollato le frasi come “gravissime e offensive”. Sulle alleanze, Vannacci ha escluso di voler “far implodere il centrodestra”, con aperture verso Meloni e Salvini e più freddezza su Forza Italia. Accordo USA-Iran: Hormuz riapre, l’Europa resta a guardare Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un’intesa per chiudere oltre tre mesi di guerra, con il presidente Trump che dà ormai per fatto l’accordo fornendone i dettagli — l’Iran avrebbe accettato di non dotarsi mai dell’arma nucleare e lo Stretto di Hormuz riaprirà a breve — con la firma prevista per venerdì 19 giugno, con Teheran che conferma. La bozza prevede un cessate il fuoco immediato e permanente su tutti i fronti, Libano incluso, la fine del blocco navale e un piano di ricostruzione da almeno 300 miliardi di dollari. È una svolta che ridisegna gli equilibri del Golfo, ma dice molto anche sulla rilevanza geopolitica Europea, con la sua assenza dal tavolo che pesa negli equilibri mondiali. A trattare sono gli USA, con la mediazione di Pakistan e Qatar; la firma è attesa a Ginevra, con il vicepresidente Vance — su suolo europeo — eppure il continente che dieci anni fa, nel formato E3, costruì l’accordo sul nucleare iraniano questa volta osserva dall’esterno. Washington negozia in proprio, i Paesi del Golfo fanno da garanti, Bruxelles resta spettatrice. Le conseguenze, per l’Europa, sono soprattutto economiche, da Hormuz transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas liquefatto, incluso quello qatariota su cui l’UE punta dal 2022: la riapertura prevista già da venerdì significherebbe prezzi energetici più bassi e meno inflazione importata. La ricostruzione apre poi un mercato appetibile, ma senza un posto al tavolo si rischia di pagarne il conto più che di coglierne i frutti. Restano le incognite: il nodo nucleare irrisolto, i tempi e il passaggio obbligato per una risoluzione ONU, dove pesano Russia e Cina. G7 di Evian, al via il vertice tra Iran, Ucraina ed economia Si apre oggi a Evian, sulle rive francesi del Lago Lemano, il vertice del G7 a presidenza francese, con un’agenda incentrata sui principali dossier internazionali. I lavori dureranno fino al 17 giugno e riuniscono i sette Paesi più industrializzati — Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti — più l’Unione europea. Ventitré anni dopo il summit del 2003, la cittadina termale torna a ospitare il Gruppo in una fase segnata da guerre aperte, tensioni commerciali e crisi energetiche. L’agenda è ampia: Ucraina, Medio Oriente, commercio, Cina, intelligenza artificiale, migrazioni e minerali critici, riassunti dalla presidenza francese nella formula “lottare contro i grandi squilibri mondiali” — economici, geostrategici e sociali. Si comincia in serata con l’arrivo di Trump e un bilaterale con Macron; il cuore politico è atteso martedì, con una sessione sulla pace in Ucraina alla presenza di Zelensky. A tenere banco è soprattutto l’accordo USA-Iran annunciato alla vigilia: i leader guardano alla riapertura di Hormuz e a un allentamento delle pressioni sui prezzi, mentre Macron punta a diversificare le rotte energetiche per ridurre le dipendenze. Sul fronte italiano, Meloni chiede risposte efficaci e una maggiore coerenza europea, sostenendo che sull’Ucraina l’UE debba parlare “con una voce sola”; su Teheran prevale la cautela, in attesa di riscontri concreti. Fuori dalle sale, una Evian blindata e le proteste anti-G7 ricordano quanto i dossier siano divisivi. La vera sfida, per un vertice di transizione, sarà tradurre l’ampiezza dell’agenda in risultati concreti. 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