Conflavoro / Politica / La settimana politica: legge elettorale alla stretta finale
Politica

La settimana politica: legge elettorale alla stretta finale

Settimana decisiva per la legge elettorale; dalla Leopolda Renzi invoca l’unità del campo largo. Sul fronte energia il Brent resta vicino ai 100 dollari

Si apre a Montecitorio la settimana decisiva per la riforma della legge elettorale. Il testo, approvato dalla Camera in prima lettura a luglio e modificato dal Senato il 15 settembre, con la reintroduzione delle preferenze accanto ai capilista bloccati, torna in Aula per l’approvazione definitiva: il Governo porrà la questione di fiducia sui primi tre articoli, con votazioni tra martedì 6 e mercoledì 7 ottobre, mentre il voto finale, a scrutinio segreto, è atteso giovedì 8.

Cosa prevede la nuova legge elettorale

L’impianto supera il Rosatellum: sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione che raggiunga il 42% in entrambe le Camere, con indicazione del candidato premier. La Presidente del Consiglio, in un videomessaggio al convegno di Saint Vincent, ha rivendicato la coesione della coalizione, assicurando che il mandato ricevuto dagli elettori sarà onorato “fino all’ultimo”.

Sul versante delle opposizioni, Matteo Renzi ha chiuso la quattordicesima edizione della Leopolda con un appello all’unità del centrosinistra, indicando nella coesione della coalizione la condizione per contendere la vittoria al centrodestra ed evocando, in caso contrario, la prospettiva di una successiva candidatura di Giorgia Meloni al Quirinale. Il leader di Italia Viva ha proposto un “contratto alla tedesca” sul programma, con sostegno all’Ucraina e garantismo quali priorità dell’area riformista, rinviando a una fase successiva la definizione delle regole delle eventuali primarie.

Crisi Usa-Iran: dal G7 100 milioni di barili

Resta in stallo il confronto tra Washington e Teheran dopo il fallimento dei colloqui delle scorse settimane. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha ribadito la disponibilità a riaprire lo Stretto di Hormuz entro sette giorni in caso di accettazione del piano iraniano, proposta sinora respinta dalla Casa Bianca; il Presidente Trump, in campagna per le elezioni di midterm, ha indicato che il conflitto si chiuderà verosimilmente dopo il voto di novembre.

Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono starebbe predisponendo l’invio di una terza portaerei e di circa 9.000 ulteriori militari entro novembre, mentre gli Usa hanno ritirato i bombardieri dalla base britannica di Fairford. Dal 1° ottobre almeno tre petroliere sono state colpite in prossimità dello Stretto.

Sul versante energetico, le esportazioni di greggio dal Golfo sono tornate a fine settembre su livelli prebellici — 18,5 milioni di barili/giorno al 1° ottobre — grazie alle scorte navali statunitensi e al maggior ricorso agli oleodotti: il 40% del greggio esce oggi dalla regione senza transitare da Hormuz, contro il 17% anteguerra. Il Brent resta tuttavia prossimo ai 100 dollari, con tensioni più accentuate sui raffinati, diesel in primis.

Venerdì il G7 ha concordato, tramite l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il rilascio in quattro mesi di fino a 100 milioni di barili tra greggio e gasolio, di cui 50 milioni di diesel dai Paesi europei, in aggiunta ai 400 milioni deliberati a marzo; l’OPEC+ ha confermato per il secondo mese consecutivo il congelamento della produzione. Per il sistema produttivo italiano, fortemente dipendente dal gasolio per logistica e autotrasporto, l’andamento dei listini dei raffinati resta la variabile più sensibile.

Scopri le altre nostre convenzioni