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Il valore del Terzo Settore per l’antifragilità del Paese Italia

Dalla normativa alle politiche comunitarie fino al suo valore: l’antifragilità è il tema del focus di Oliviero Casale, membro del CTS Terzo Settore di Conflavoro

di Oliviero Casale, componente CTS Terzo Settore Conflavoro PMI

In un’era segnata da cambiamenti rapidi e incertezze, l’antifragilità si rivela una qualità preziosa per le società che cercano non solo di sopravvivere ma di prosperare. Nel contesto italiano, le organizzazioni operanti nel Terzo Settore emergono come attori chiave nell’incarnare e promuovere questa antifragilità, grazie alla loro capacità di adattarsi, innovare e rispondere efficacemente ai bisogni delle comunità e allo sviluppo di una economia sociale resiliente e generativa.

L’economia sociale nell’Unione Europea: un quadro di riferimento

Nonostante l’assenza di una definizione univoca di economia sociale a livello di istituzioni comunitarie, sia la Commissione Europea sia il Parlamento Europeo riconoscono l’importanza di questa sfera economica. Identificata come un insieme di organizzazioni che perseguono obiettivi sociali senza primario interesse per il profitto, l’economia sociale si rivolge alla comunità e ai suoi membri con pratiche basate sulla responsabilità, l’apprendimento permanente e la trasformazione sociale.

Nel 2021, la Commissione Europea ha adottato un piano d’azione per l’economia sociale, mirando a creare condizioni favorevoli per la sua crescita e riconoscimento, e sostenendo così la sua funzione nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Il piano d’azione europeo per l’economia sociale

Il Piano d’Azione Europeo per l’Economia Sociale, presentato nel 2021, rappresenta una pietra miliare per il settore. Con 38 azioni concrete previste fino al 2030, il piano mira a potenziare il ruolo di 2,8 milioni di soggetti, tra cui imprese sociali e cooperative, nell’ambito delle transizioni verde e digitale. L’accesso ai finanziamenti, l’ottimizzazione delle normative sugli aiuti di Stato e l’aumento della visibilità dell’economia sociale sono tra le misure chiave adottate per promuovere un’economia al servizio delle persone e dell’innovazione sociale.

Inoltre, nella sessione plenaria di febbraio 2024 il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha sottolineato che i fattori chiave per riprendersi dalle recenti crisi e per realizzare un’UE più resiliente sono la crescita sostenibile, la convergenza sociale, un contesto imprenditoriale favorevole e migliori condizioni di lavoro. Nel piano della Commissione Europea per il 2024 si evidenzia la necessità di promuovere la transizione verde e attuare correttamente il Green Deal, preservando allo stesso tempo la competitività della nostra industria e garantendo una transizione che sia socialmente equa, giusta e inclusiva.

Il Terzo Settore

Secondo la definizione della Legge delega 106 del 2016: “Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi”.

Gli enti del Terzo Settore

Secondo la definizione del Codice del Terzo settore (Decreto legislativo 117/2017): “Sono enti del Terzo Settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo Settore”.

Secondo quanto stabilito nel Codice del Terzo Settore, vi sono sette categorie di enti che operano all’interno del Terzo Settore. Tali enti, per potersi definire tali, devono necessariamente rispettare alcuni obblighi e requisiti, primo tra tutti quello di svolgere attività di interesse generale perseguendo finalità di solidarietà sociale e senza scopo di lucro. 

Attività di interesse generale

Il Codice delinea un elenco di attività piuttosto ampio che gli enti del Terzo Settore possono svolgere, tra cui: prestazioni socio-sanitarie, ricerca scientifica di particolare interesse sociale, organizzazione e gestione di attività culturali, educazione, istruzione e formazione professionale, promozione dei diritti umani e sociali. L’elenco di attività è estremamente lungo, e viene inoltre sottolineato all’interno del decreto stesso che tale elenco non è da considerarsi immutabile, ma potrà essere aggiornato in futuro.

L’aver fatto riferimento al concetto di “attività di interesse generale” indica che le attività che gli enti del Terzo Settore svolgono non sono dirette esclusivamente ad aiutare persone svantaggiate ma hanno lo scopo di rispondere ai bisogni dell’intera società civile.

Il valore del Terzo Settore per l’Innovazione Sociale

Agendo spesso come imprese di prossimità, le organizzazioni del Terzo Settore svolgono un ruolo vitale all’interno dell’economia sociale, offrendo soluzioni personalizzate che non solo colmano il divario tra servizi statali e mercato, ma promuovono lo sviluppo sostenibile e il bene comune. La loro azione contribuisce in modo significativo alla resilienza e sostenibilità delle comunità, dimostrando l’importanza di superare la mera resilienza trasformativa per abbracciare una visione antifragile.

Il concetto di antifragilità

Nel contesto del Terzo Settore e dell’economia sociale, è cruciale comprendere il concetto di antifragilità. L’antifragilità si riferisce alla capacità di un sistema di beneficiare e crescere a fronte di shock, volatilità e stress. A differenza della mera sopravvivenza o resistenza, l’antifragilità implica un miglioramento attivo come risposta diretta alle avversità. Nel caso delle organizzazioni del Terzo Settore, l’antifragilità si manifesta nella loro capacità di innovare, adattarsi e rigenerarsi in risposta alle sfide sociali, economiche e ambientali, trasformando gli ostacoli in opportunità per lo sviluppo e il rafforzamento della comunità e del bene comune.

Resilienza vs. Antifragilità

Mentre l’antifragilità rappresenta una qualità che permette di trarre beneficio attivamente dalle difficoltà, la resilienza si colloca su un piano leggermente diverso. La resilienza descrive la capacità di un sistema, di un’organizzazione o di una persona di resistere agli shock e alle pressioni senza subire danni permanenti, tornando allo stato originale una volta passata la crisi. Sebbene sia una qualità indubbiamente positiva, la resilienza non implica necessariamente un miglioramento o una crescita come risultato diretto delle avversità.

Nel contesto delle imprese sociali e delle organizzazioni del Terzo Settore, la distinzione tra antifragilità e resilienza diventa particolarmente pertinente. Mentre entrambe le qualità sono desiderabili, l’obiettivo dell’antifragilità va oltre la semplice resistenza, cercando modi per utilizzare le crisi come trampolini di lancio per l’innovazione, l’apprendimento e il miglioramento continuo. Questa aspirazione non solo consente a queste organizzazioni di sopravvivere in tempi difficili ma anche di ridefinire e migliorare le loro pratiche e servizi in modo proattivo, sempre nell’interesse del bene comune.

Industria 5.0: un nuovo paradigma per resilienza e antifragilità

La Commissione Europea introduce il concetto di Industria 5.0 per segnare un passo oltre l’Industria 4.0, enfatizzando non solo l’automazione e l’efficienza ottenute attraverso le tecnologie digitali ma anche l’importanza dell’integrazione tra tecnologia e fattori umani. Industria 5.0 mira a unire le capacità produttive avanzate con i valori umani, la sostenibilità e la resilienza, ponendo le basi per un’industria che è innovativa, sostenibile e inclusiva.

Per la Commissione Europea, Industria 5.0 rappresenta un approccio olistico alla produzione e al lavoro, che valorizza la creatività, l’esperienza umana e il benessere, al fine di promuovere un’economia che sia al contempo competitiva e rispettosa dell’ambiente e della società. Questo nuovo paradigma industriale pone l’accento sull’importanza di una produzione che non solo sia efficiente e tecnologicamente avanzata ma anche resiliente e capace di adattarsi alle sfide future, inclusi i cambiamenti climatici, le crisi sanitarie e le turbolenze economiche.

Il legame tra Industria 5.0, resilienza e antifragilità

Industria 5.0 contribuisce direttamente alla costruzione di sistemi produttivi che sono non solo resilienti ma anche antifragili. La resilienza in questo contesto si riferisce alla capacità delle industrie di resistere agli shock e di riprendersi rapidamente, mentre l’antifragilità va oltre, permettendo alle industrie di usare gli shock come opportunità per migliorare e innovare.

Incorporando principi di sostenibilità, responsabilità sociale e innovazione centrata sull’uomo, Industria 5.0 enfatizza la necessità di andare oltre la semplice sopravvivenza, promuovendo un’industria che prospera attraverso le avversità. Questo approccio non solo aumenta la capacità delle aziende di adattarsi e migliorare in risposta alle crisi ma alimenta anche un ciclo virtuoso di innovazione e crescita sostenibile.

Implicazioni per il Terzo Settore e l’economia sociale

Il legame tra Industria 5.0 e il Terzo Settore è particolarmente rilevante nel contesto dell’economia sociale. Le organizzazioni operanti nel Terzo Settore, con il loro impegno per l’innovazione sociale e la sostenibilità, possono giocare un ruolo cruciale nel promuovere i principi dell’Industria 5.0. Attraverso la collaborazione con il settore industriale, possono contribuire a modellare un panorama produttivo che valorizza le persone, l’ambiente e la comunità, rafforzando così la resilienza e l’antifragilità dell’intero sistema economico, sempre con l’obiettivo del bene comune.

L’Industria 5.0 apre quindi nuove strade per un futuro in cui la tecnologia e l’innovazione vanno di pari passo con la responsabilità sociale e ambientale. Questo nuovo paradigma non solo rafforza la resilienza e l’antifragilità dell’economia europea ma offre anche al Terzo Settore nuove opportunità di collaborazione, contribuendo a costruire un futuro più sostenibile, inclusivo e resiliente.

Conclusioni

Il Terzo Settore, nella sua completezza, rappresenta una risorsa fondamentale per l’antifragilità del sistema sociale ed economico italiano. Le organizzazioni che lo compongono, grazie ala loro agilità nel rispondere ai cambiamenti, unita all’impegno per l’innovazione sociale, le posiziona come “pilastri” di una società capace di trasformare le sfide in opportunità di crescita e miglioramento. Il riconoscimento e il sostegno alle organizzazioni che operano nel Terzo Settore sono quindi cruciali per costruire un’infrastruttura sociale che beneficia l’intera nazione, promuovendo un’economia sociale forte, inclusiva e, soprattutto, antifragile. L’antifragilità dell’Italia, in un contesto globale di incertezza, dipende significativamente dalla vitalità e dall’efficacia del suo Terzo Settore, dimostrando che è possibile evolvere positivamente attraverso le crisi.

Nell’ambito delle politiche europee e nazionali, è quindi fondamentale un impegno rinnovato per integrare concetti di antifragilità nei piani di sviluppo economico e sociale, riconoscendo il valore aggiunto che il Terzo Settore apporta nella costruzione di comunità resilienti e prospere con l’obiettivo di favorire il bene comune. La promozione di un ambiente normativo e finanziario favorevole, che faciliti l’accesso ai fondi e riconosca ufficialmente il contributo sociale ed economico di queste organizzazioni, è cruciale per sfruttare appieno il loro potenziale antifragile.

Affrontare le sfide globali richiede soluzioni innovative e adattive che il Terzo Settore è unicamente posizionato per offrire, grazie alla sua connessione profonda con le comunità locali e la sua flessibilità nel rispondere ai cambiamenti. Queste organizzazioni possono quindi fungere da esempi di come un’azione collettiva, centrata sul bene comune, può portare a una società più resiliente e antifragile a livello nazionale e internazionale.

In conclusione, l’antifragilità dell’Italia e, per estensione, dell’Unione Europea, nel navigare gli attuali scenari di incertezza globale, si baserà in larga misura sulla capacità di valorizzare e potenziare il Terzo Settore. Questo richiederà una visione strategica che vada oltre la resilienza trasformativa, puntando a un’economia sociale che sia dinamica, inclusiva e capace di trasformare le avversità in forza. Il sostegno e il riconoscimento delle imprese del Terzo Settore sono pertanto azioni non solo necessarie per la loro sopravvivenza ma essenziali per il loro ruolo cruciale nello sviluppare un tessuto sociale e un’economia che non solo resistono ma prosperano attraverso le sfide, incarnando l’essenza stessa dell’antifragilità.

Oliviero Casale

oliviero.casale@uniprofessioni.it

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