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Elezioni in autunno? Non accade da 100 anni, ecco le tappe della crisi

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La decisione spetta al presidente della Repubblica Mattarella, che potrebbe considerare troppo vicine le scadenze economiche per andare al voto subito. Governo tecnico in vista?

La giornata di ieri (8 agosto) è stata senz’altro la più lunga dell’ormai morente governo Conte e, probabilmente, dell’intera XVIII legislatura la quale, a meno di clamorosi colpi di scena, è vicina ai titoli di coda. Nella conferenza stampa tenuta a palazzo Chigi intorno alle 23 Conte ha esplicitamente invocato la parlamentarizzazione della crisi. Significa che, a differenza di quanto vorrebbe il ministro dell’Interno, Conte non si dimetterà senza passare prima dal parlamento.
 

Verso la crisi parlamentare

La crisi di governo, infatti, può essere extraparlamentare o parlamentare. Quest’ultima è quella cui fa riferimento Conte e prevede che il presidente del Consiglio si presenti alle due Camere (per prassi, la prima sarebbe il Senato) e chieda il voto di fiducia. Che non ci sarà. Dopodiché salirà al Quirinale per rimettere il proprio mandato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Governo tecnico fino a nuove elezioni

Ma le due Camere, chiuse per le vacanze estive, vanno riattivate e questo richiede dei tempi tecnici. Il voto quindi ci sarebbe dopo la settimana di Ferragosto. Il presidente Mattarella, ricevuto Conte, può però decidere di non sciogliere subito le Camere, bensì di aprire le consultazioni – anche lampo come accaduto ai tempi di Enrico Letta – e di affidare dei mandati esplorativi ai presidenti di Montecitorio e palazzo Madama.

O, in alternativa, di affidare l’incarico a un tecnico – alla Mario Monti, per intenderci – che non otterrebbe in ogni caso la fiducia, ma che a quel punto avrebbe il compito di traghettare il governo fino a nuove elezioni al posto di Giuseppe Conte.

La conferma di quest’ultimo come traghettatore, infatti, appare molto improbabile. La particolarità della situazione, inoltre, vede Matteo Salvini – già candidato premier alle prossime elezioni – titolare del dicastero responsabile delle elezioni stesse.
 

A Camere sciolte, due mesi per arrivare al voto

In ogni caso, una volta sciolte le Camere, devono passare tra i 45 e i 70 giorni per il nuovo voto. La prassi consolidata con il voto degli italiani all’estero è di 60 giorni, anche se si tratta di tempistiche variabili ed è su queste due settimane che nei palazzi stanno facendo tuttora i conti. E, al momento, tre sono le date ipotizzate per le nuove elezioni, dovessero tenersi nell’immediato: 13, 20 o 27 ottobre. Meno probabile, ma non esclusa, la data del 3 novembre.

 

Urne aperte in autunno, sarebbe la prima volta dal 1919

Ma non è affatto scontato che si vada al voto già in autunno, e un governo tecnico potrebbe sopravvivere anche fino alla primavera 2020 se non oltre. Elezioni politiche tra ottobre e novembre non si sono infatti mai verificate nella storia della Repubblica italiana e, andando indietro nel tempo, è sostanzialmente dal 1919 che non si vota in questo periodo dell’anno.

Visti i tempi ristretti, poi, una cosa è certa: ci sono importantissime scadenze economiche da rispettare e sarà difficile riuscirci. Anche se l’Europa potrebbe essere flessibile al riguardo. In ogni caso entro il 27 settembre c’è da presentare al parlamento la nota di aggiornamento al Def. Entro il 15 ottobre va inviato il Documento programmatico di Bilancio a Bruxelles e, poi, tocca alla legge di Bilancio vera e propria, da presentare alle Camere per il 20 ottobre e da approvare entro il 31 dicembre, pena l’esercizio provvisorio.

Una situazione, quest’ultima, davvero limite e oggi remota, se non impensabile. L’esercizio provvisorio è regolamentato dall’articolo 81 della Costituzione ed è da evitare a tutti i costi perché costringerebbe lo Stato a spendere in ‘dodicesimi’, vivendo in sostanza alla giornata. L’esercizio provvisorio, che non si verifica in Italia da 30 anni, è stata praticamente regola e non eccezione per i primi 20 anni di storia della Repubblica. Ma allora, chiaramente, non c’erano gli attuali vincoli europei da rispettare e l’impatto che ne deriverebbe sui mercati. 

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