Roberto Capobianco a Tg2 Italia: “Imprese turismo, Governo incentivi attrazione e competitività”

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Da Conflavoro PMI proposta sulla retribuzione, per turismo e non solo: “Detassare e decontribuire aumenti a livello di CCNL e aziendale”

Oggi (5 maggio) il presidente nazionale di Conflavoro PMI, Roberto Capobianco, ha partecipato in studio alla trasmissione Tg2 Italia condotto dalla giornalista Marzia Roncacci. Un intervento incentrato sulle necessità del turismo e della filiera, tra aspettative per la stagione ormai iniziata e proposte della stessa Conflavoro PMI per tornare ai livelli di attrazione di due anni fa.

“Vediamo i primi miglioramenti, certo, ma non dimentichiamoci – uno dei commenti di Roberto Capobianco – che in due anni abbiamo perso il 25% del turismo estero e veniamo da un periodo difficile, con l’indotto del settore che ha registrato mancate entrate per 15 miliardi nel 2020, 9 nel 2021 e già 1 miliardo nel 2022.

“I problemi da risolvere sono tanti, basti pensare che le agenzie di viaggio non hanno ancora ricevuto gli aiuti per il 2021. Le strutture alberghiere, poi, non sono controllate da grandi gruppi ma sono soprattutto a gestione familiare, dunque c’è la difficoltà di competizione con l’offerta estera. Il governo deve sostenere queste imprese per incentivare l’offerta interna e aiutarle ad essere attrattive”.

 

Stipendi? Più attrattivi e vantaggiosi, la proposta di Conflavoro PMI

E sul tema della carenza di personale, Conflavoro PMI lancia una proposta applicabile, in realtà, all’intero sistema del lavoro. Rendere maggiormente attrattivo il settore per i lavoratori mettendo in grado le imprese di offrire stipendi più competitivi a costo zero per entrambe le parti. Come?

“Offrire una retribuzione attrattiva – la proposta lanciata da Roberto Capobianco – per un’impresa è possibile solo diminuendo il cuneo fiscale e dunque tagliando il costo del lavoro. In particolar modo, Conflavoro PMI chiede la detassazione sui rinnovi dei CCNL e la detassazione e decontribuzione sugli aumenti previsti da accordi aziendali. Ossia, se l’impresa decidesse di corrispondere al lavoratore dipendente un salario maggiore rispetto a quanto previsto dal CCNL applicato, tale aumento non verrebbe tassato e non costituirebbe base imponibile per la contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore: secondo questa ottica, il costo lordo per l’azienda equivarrebbe pertanto all’aumento netto in busta paga per il dipendente”.

 

Guarda l’estratto dell’intervento di Conflavoro PMI a Tg2 Italia

 

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