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Edilizia, le tre proposte di Conflavoro Costruzioni per il settore

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Il settore delle costruzioni italiano è fatto, in larghissima parte, di micro e piccole imprese: oltre mezzo milione di aziende attive, in maggioranza con meno di dieci addetti e con una quota consistente di ditte individuali.

È da questo punto di osservazione — l’anello esecutivo e subappaltatore della filiera, quello con minore potere negoziale e maggiore esposizione al rischio — che nasce il nuovo documento di proposte di Conflavoro Costruzioni.

Il documento — intitolato Proposte per il comparto delle costruzioni — raccoglie e ordina le posizioni di Conflavoro Costruzioni verticale sui principali temi aperti del settore e le traduce in proposte tecniche puntuali, pensate per il confronto con gli uffici legislativi e le Commissioni parlamentari. Il testo integrale è disponibile per la lettura e il download in fondo all’articolo.

Un comparto edile di micro e piccole imprese

Il punto di vista è dichiarato sin dalle premesse: quello delle micro, piccole e artigiane imprese edili e dei lavori specializzati, la parte più frammentata della filiera. È un comparto che sconta una doppia emergenza. La prima è il ricambio generazionale, con un’età media degli operai in cantiere superiore ai 47 anni. La seconda è la cronica carenza di figure qualificate — muratori specializzati, ponteggiatori, gruisti, restauratori, impiantisti — sempre più difficili da reperire.

A questo si somma un nodo che pesa da anni: l’accesso al credito. Nell’ultimo quindicennio i finanziamenti bancari agli investimenti in costruzioni si sono drasticamente ridotti rispetto ai livelli precedenti la crisi del 2008, e il settore continua a essere considerato più rischioso della media dell’industria. È il contesto in cui Conflavoro colloca le proprie richieste, costruite sulla misura concreta delle imprese più piccole.

Le tre priorità indicate da Conflavoro Costruzioni

Il documento individua tre priorità immediate. La prima è l’effettività della revisione prezzi lungo la catena del subappalto: lo strumento è oggi operativo grazie ai venti indici ISTAT per Tipologie Omogenee di Lavorazioni (TOL), ma deve diventare realmente efficace per chi esegue i lavori, con automatismo, copertura finanziaria certa e ribaltamento effettivo sui subappaltatori, insieme a prezzari di gara aggiornati e realistici.

La seconda è l’Accademia dei Mestieri dell’Edilizia e la Patente di Abilitazione ad Operare (PAO). Si tratta di un’infrastruttura formativa di filiera che valorizza ciò che già esiste — dalle scuole edili al sistema ITS Academy — e di un libretto digitale individuale, a costo zero per l’impresa e calibrato sulle aziende sotto la III classifica SOA.

La terza è il principio di proporzionalità, sintetizzato nella formula del “Test PMI”: adempimenti commisurati alla dimensione reale dell’azienda, pluralismo contrattuale e accesso ordinato e non discriminatorio al mercato, a tutela della micro impresa.

I dossier aperti, dal Piano Casa al post-PNRR

Una prima parte del documento affronta i provvedimenti di stretta attualità. Sul project financing, il testo prende atto della sentenza della Corte di giustizia UE (causa C-810/24) che ha messo in discussione il diritto di prelazione del promotore e propone uno strumento alternativo, compatibile con il diritto europeo, incentrato sul rimborso dei costi di progettazione effettivamente documentati.

Sul Piano Casa (D.L. 66/2026, che autorizza 970 milioni di euro per il quinquennio 2026-2030) Conflavoro Costruzioni chiede norme chiare per il recupero del patrimonio senza nuovo consumo di suolo e, soprattutto, una voce delle imprese nella governance del provvedimento, oggi assente. Il decreto, in vigore dall’8 maggio, è in corso di conversione in legge, con il termine fissato al 6 luglio 2026: fino ad allora il testo può ancora essere modificato in sede parlamentare, ed è proprio questa la finestra in cui richieste come queste possono incidere.

Le proposte trasversali toccano l’intera filiera dell’edilizia: il riordino del Testo unico in un vero Codice dell’edilizia, con sportello unico effettivo e tempi certi; la stabilità pluriennale degli incentivi e un tavolo tecnico sui crediti incagliati; una disciplina della sicurezza realmente applicabile in cantiere; la continuità della domanda pubblica oltre il PNRR. Su quest’ultimo punto il documento ricorda che il Piano ha generato, insieme agli incentivi, oltre 350 mila occupati aggiuntivi nel comparto tra il 2020 e il 2022, e avverte sul rischio di un brusco “gradino” della domanda alla sua conclusione, che colpirebbe per primi gli operatori più piccoli.

Bilateralità edile, congruità e pluralismo contrattuale

Un capitolo a sé riguarda la bilateralità del settore. La congruità della manodopera — la verifica del rapporto fra costo del lavoro e valore dell’opera, operata tramite il sistema delle Casse Edili — è per Conflavoro uno strumento utile contro il dumping e il lavoro irregolare.

Il nodo è applicarla alla misura della micro impresa: senza gradualità, si trasforma in un onere documentale e gestionale sproporzionato proprio per chi ha pochi addetti ed è già il più esposto. La proposta è quindi di mantenere il controllo come presidio anti-dumping, ma di semplificarlo, con modulistica uniforme, banche dati che dialogano e nessuna duplicazione di adempimenti.

Sul contratto applicabile, Conflavoro chiede che l’equivalenza fra i diversi CCNL dell’edilizia sia valutata sulla sostanza del trattamento e non sul nome del contratto, perché la presunzione di legge non diventi una barriera che esclude a monte imprese che applicano altri contratti regolarmente depositati e altrettanto tutelanti.

Nella stessa logica, l’accesso al sistema bilaterale di settore — prestazioni, formazione e proprio la verifica della congruità — va assicurato senza discriminazioni, anche alle imprese che aderiscono a sistemi bilaterali alternativi regolarmente costituiti.

Le altre proposte per le PMI delle costruzioni

La parte conclusiva del documento è dedicata interamente alle piccole imprese. Sul fronte fiscale, Conflavoro Costruzioni chiede una semplificazione degli adempimenti pensati per le grandi organizzazioni — dal reverse charge alla ritenuta sugli appalti ad alta intensità di manodopera — e indicazioni operative chiare in vista del possibile ritorno al regime IVA ordinario. Sul credito, le richieste vanno dal rafforzamento del Fondo di Garanzia PMI alla revisione dei criteri di rating per i settori a forte ciclicità, fino a un “rating di onorabilità” che premi le imprese virtuose.

Centrale è poi la tutela della micro impresa nelle gare sotto-soglia, dove si concentra gran parte del lavoro accessibile alle aziende più piccole: rispetto del principio di rotazione, suddivisione in lotti di dimensione accessibile e procedure semplici e trasparenti. Chiude il capitolo il tema dei tempi di pagamento, definito senza giri di parole “il principale killer di cassa” per il piccolo esecutore, con la richiesta di termini certi e di pagamento diretto del subappaltatore.

Un metodo: riformismo, non rivendicazione

Il filo che lega l’intero documento è esplicito sin dal titolo della conclusione: riformismo, non rivendicazione. Il metodo è costante — riconoscere ciò che funziona, segnalare la criticità tecnica, avanzare la soluzione — e le proposte si organizzano attorno a tre cardini: stabilità del quadro normativo, proporzionalità degli adempimenti, effettività e semplicità delle tutele. Perché, è la convinzione di fondo, la qualità delle regole sull’edilizia si misura in cantiere e non nelle premesse.

Conflavoro Costruzioni si dichiara pronta ad approfondire ciascun punto e a tradurlo in proposte emendative da portare nelle sedi istituzionali. Qui sotto è possibile leggere e scaricare il documento completo.

Leggi e scarica il documento integrale

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