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90 miliardi tra fisco e tredicesima: il mese nero delle PMI – Indagine Centro Studi Conflavoro PMI

Tra gettito fiscale e pagamento della tredicesima mensilità, visti i rincari energetici e delle materie prime, fino a 90 mila imprese sono a rischio chiusura. Scarica l’indagine del Centro Studi di Conflavoro PMI

90 miliardi, il valore di 3 manovre. È quanto dovranno spendere le imprese italiane nel periodo compreso tra fine novembre e Natale sommando una serie di adempimenti fiscali e le tredicesime ai dipendenti. 90 mila aziende potrebbero non reggere l’urto ed essere costrette a chiudere per sempre, lasciando a casa circa 1 milione di lavoratori. La stima emerge da un’indagine condotta dal Centro Studi di Conflavoro PMI.

Non solo tredicesima e gettito fiscale…

In particolare, il 30 novembre è il termine per i versamenti Irap (un gettito da 12 miliardi) e gli acconti Ires e Irpef (23 miliardi), mentre il 27 dicembre è il giorno ultimo per l’acconto Iva (21,7 miliardi). Nel mezzo, la tredicesima mensilità che, da sola, incide sui bilanci delle imprese per 33,1 miliardi. Nell’indagine, inoltre, non vengono considerate tutte le ulteriori spese, come affitti, mutui, rincari energetici e delle materie prime, altri tributi locali e le sanzioni per omesso o ritardato versamento a carico degli imprenditori.

I numeri dell’indagine del Centro Studi Conflavoro PMI

“Dalla ricerca – commenta Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro PMI – risulta evidente come le imprese, data anche la particolare congiuntura economica, riscontreranno enormi difficoltà nel sostenere questi esborsi da capogiro. Molte, addirittura, non sopravvivranno. Oltre la metà delle aziende italiane (58,1%) salderanno il dovuto ma con molti disagi. 10 aziende su 100 (9,7%) potranno invece pagare solo una parte. 30 aziende su 100 (29,4%) saranno costrette a chiedere una dilazione dei versamenti. 

Il commento del presidente Roberto Capobianco

“La situazione è molto critica e vanifica un periodo dell’anno che dovrebbe invece essere foriero di crescita di produzione e consumi, ma che vede alla base una distorsione del sistema ossia il versamento di acconti su ratei successivi, dunque corrisposti a titolo di anticipo su un effettivo incasso ancora non concretizzato. Siamo di fronte all’ennesima crisi – conclude il presidente di Conflavoro PMI – che non può essere risolta per sempre con aiuti emergenziali, ma soltanto in via strutturale con la riduzione della pressione fiscale, una serie di incentivazioni per le imprese e una massiccia iniezione di liquidità da parte dello Stato”.

Doc

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