Politica La settimana politica: Iran, ultimatum di Trump e rischio razionamento energetico per l’ItaliaIran-USA, ore decisive: Trump minaccia l’inferno, il Pakistan propone l’Accordo di Islamabad. L’Italia corre ai ripari sulla crisi energetica. Appello di Leone XIV. martedì 7 Aprile 2026martedì 7 Aprile 2026 Array Lo scontro tra Washington e Teheran si avvicina oggi al momento più delicato dall’inizio delle ostilità, ormai cinque settimane fa, con l’approssimarsi dello scadere dell’ultimatum fissato dal Presidente Trump per le 20 di oggi ora locale (le 2 italiane). Il tycoon ha ribadito di poter radere al suolo le infrastrutture dell’Iran — ponti e centrali elettriche — in appena quattro ore, promettendo di scatenare quello che ha definito un vero e proprio “inferno” in caso di mancato accordo. Iran-USA, ore decisive: tra l’inferno di Trump e l’Accordo di Islamabad Dall’altro lato, però, si intravede un possibile spiraglio diplomatico, con il Pakistan che avrebbe elaborato e trasmesso a entrambe le parti un piano di pace, provvisoriamente chiamato “Accordo di Islamabad”, secondo quanto riportato dalla Reuters. La proposta delinea un approccio in due fasi: un cessate il fuoco immediato in Iran seguito da un accordo globale, con negoziati finali in presenza nella capitale pakistana e la riapertura dello Stretto di Hormuz entro quindici-venti giorni. Le posizioni, tuttavia, restano distanti. Trump ha giudicato la controproposta dell’Iran in dieci punti un passo significativo ma insufficiente, ribadendo che il nodo centrale resta uno solo: impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Sul tavolo, il presidente ha messo anche la questione del petrolio iraniano, lasciando intendere che Washington potrebbe essere tentata dal prenderne il controllo. In questo scenario di forte tensione in Iran, resta altissima la preoccupazione per l’approvvigionamento energetico europeo: la perdurante chiusura dello Stretto, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, continua a mettere sotto pressione le forniture di gas e greggio destinate al Vecchio Continente, alimentando rincari e incertezza sui mercati, con alcuni dei principali paesi europei – tra cui l’Italia – che hanno chiesto all’Unione Europea di valutare l’introduzione di una tassa sugli extra-profitti delle imprese energetiche. Dal Golfo al razionamento: la corsa dell’Italia contro la crisi energetica Mentre il braccio di ferro tra Washington e Teheran tiene il mondo con il fiato sospeso, l’Italia si muove su più fronti per arginare le ricadute di una crisi che rischia di colpire duramente famiglie e imprese. La premier Meloni ha concluso, nel weekend pasquale, una missione lampo di due giorni nella penisola arabica, incontrando i leader di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti con un obiettivo chiaro: blindare la cooperazione energetica in una fase in cui gli approvvigionamenti di gas e petrolio sono tutt’altro che garantiti. Un problema rilevante per la sicurezza energetica italiana, considerato che l’intera area del Golfo fornisce il quindici per cento del petrolio necessario al Paese. Nonostante la missione del Presidente, la situazione interna rimane preoccupante, con il ministro Crosetto che ha ammesso che senza una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz il rischio di un blocco energetico è concreto. Il governo sta preparando un pacchetto di misure che ricorda da vicino il lockdown pandemico: riduzione dei consumi di condizionatori e termosifoni, illuminazione pubblica tagliata, targhe alterne e un’estensione dello smart working sul modello Covid. Il cambio di fase è atteso già a maggio, quando le scorte di gas — oggi al quarantaquattro per cento — potrebbero iniziare a calare sensibilmente. Non sono mancate le critiche delle opposizioni, che hanno liquidato la missione nel Golfo come un’operazione d’immagine per mascherare le difficoltà interne, con la segretaria del PD Schlein che ha denunciato i danni provocati dalla subalternità a Trump, mentre dal Movimento 5 Stelle il capogruppo al Senato Pirondini ha parlato di un governo politicamente finito, piegato sulle posizioni della Casa Bianca. Pace, verità e il ricordo di Bergoglio: la Pasqua di Papa Leone XIV La prima Pasqua di Papa Leone XIV è stata scandita da parole forti e cariche di significato, in un momento in cui i conflitti internazionali dominano la scena mondiale – nella Messa celebrata domenica in Piazza San Pietro davanti a circa cinquantamila fedeli – il Pontefice ha lanciato un accorato appello alla pace, invitando chi detiene il potere a deporre le armi e a scegliere il dialogo. In un mondo che ha definito ferito da conflitti e soprusi, Leone XIV ha esortato tutti a consegnare il cuore alla speranza, annunciando anche una veglia per la pace prevista per l’undici aprile. Nel Lunedì dell’Angelo, il Papa è tornato ad affacciarsi su Piazza San Pietro per la preghiera del Regina Caeli, dedicando una riflessione al tema della verità in un’epoca segnata dalla disinformazione, sottolineando come il racconto della verità venga spesso oscurato da quelle che ha chiamato fake news, menzogne e accuse prive di fondamento. Il Pontefice ha comunque rassicurato i fedeli sul fatto che la verità non resta mai nascosta e finisce sempre per illuminare anche le tenebre più fitte. Un momento particolarmente toccante è stato il ricordo di Papa Francesco, scomparso proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno, dove Leone XIV ne ha celebrato la grande testimonianza di fede e di amore, raccogliendo un lungo applauso da parte dei fedeli presenti in piazza, a conferma del legame profondo che ancora unisce i cattolici alla memoria di Bergoglio. 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