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Parità di genere, Conflavoro: “Educare e incentivare, problema che colpisce tutti” 

Nel convegno sulla parità di genere, i dati del Centro Studi sul difficile accesso a determinati posizioni lavorative, sia per le donne sia per gli uomini

“La parità di genere nel mondo del lavoro è ancora tutta da scrivere, colpisce sia le donne sia gli uomini. Si tratta di segregazione occupazionale e serve un cambiamento culturale, ma anche diverse politiche di equilibrio vita-lavoro, così come la promozione e il supporto per le transizioni e riconversioni professionali. Non deve essere un tabù nel 2024 immaginare una donna specializzata in idraulica o un uomo che si prende cura delle case come colf”. Lo ha sottolineato Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro durante il convegno di oggi pomeriggio (9 febbraio) al Murate Idea Park di Firenze intitolato ‘Certificazione parità di genere nelle PMI: crescita sostenibile e valore’.

Baldi e Fantini: “Parità di genere nel lavoro passa da cultura e nuove prassi aziendali”

Dello stesso avviso Laura Baldi, presidente di Conflavoro Impresa Donna ed Enrico Fantini, che dirige l’associazione a Firenze. “Attraverso formazione, fondi pubblici ad hoc e l’incoraggiamento di prassi aziendali più eque e tutelanti, come la flessibilità lavorativa e il supporto per il reintegro al lavoro dopo le pause di carriera, ci possiamo avviare verso una parità di genere complessiva ed imprescindibile. Partendo da ambiti quali istruzione e salute, l’obiettivo dev’essere coinvolgere uomini e donne in tutti i settori economici indipendentemente dal retaggio culturale e sociale, riconoscendone il valore aggiunto per le professioni”, concludono Baldi e Fantini.

L’analisi del Centro Studi Conflavoro

Secondo i dati del Centro Studi Conflavoro, l’Italia si divide tra professioni considerate ‘maschili’ oppure ‘femminili’. Un numero minore di donne ha accesso ai settori STEM per ruoli tecnici e ingegneristici e ai lavori manuali o ad alto rischio. Meno dell’1% ricopre ruoli militari specializzati, meno del 2% è comandante di imbarcazioni o elettricista, meno del 5% si occupa di architettura navale o trasporto merci.

Viceversa, gli uomini rivestono più difficilmente ruoli socialmente considerati  ‘femminili’, ad esempio nei settori dell’infanzia o della moda e bellezza. Meno dell’1% lavora come ostetrico, meno del 5% come insegnanti di scuola materna, meno del 15% nella cura della persona o come segretario d’ufficio.

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