Politica La settimana politica: Iran, cessate il fuoco o invasione? lunedì 30 Marzo 2026lunedì 30 Marzo 2026 Array Dal fronte mediorientale arrivano segnali discordanti per quello che riguarda l’attenuarsi della crisi tra Iran e USA. Se negli ultimi giorni sembravano essersi fatti passi in avanti per il raggiungimento di un piano di cessate il fuoco, con Donald Trump che assicurava un accordo con l’Iran vicino ed un cambio di regime già avvenuto con una nuova leadership iraniana “molto più ragionevole”, nelle ultime ore i movimenti militari di Washington sembrano sconfessare i proclami diplomatici della Casa Bianca. La USS Tripoli, nave d’assalto anfibio con circa 3.500 marines a bordo, è arrivata in Medio Oriente venerdì e secondo il Washington Post, il Pentagono starebbe preparando piani per settimane di operazioni terrestri, inclusi raid nei pressi dello Stretto di Hormuz per sbloccare la situazione e risolvere la crisi energetica che va avanti ormai da settimane dopo l’attacco all’Iran. La reazione di Teheran non si è fatta attendere, con lo speaker del parlamento iraniano Ghalibaf che ha accusato l’America di inviare messaggi di dialogo in pubblico, mentre in segreto pianifica un attacco via terra. Resta comunque improbabile che il Presidente Trump possa dare il via libera ad un’invasione su larga scala, considerata l’instabilità dell’area, anche considerato che l’Iran dispone dell’esercito di terra più numeroso della regione e che tutti i partner, tranne Israele, si siano sfilati dal sostegno ad un’operazione militare anche solo per liberare lo Stretto di Hormuz. Intanto nella notte di domenica sono state colpite le infrastrutture elettriche in Iran, causando blackout nella capitale e nelle province vicine, con l’Iran che ha risposto prendendo di mira Kuwait e Arabia Saudita, segnale ulteriore di come le parti siano ancora distanti da una tregua. Sul fronte israeliano, Netanyahu ha ordinato l’espansione della zona di sicurezza nel sud del Libano, dove la situazione resta drammatica: un casco blu indonesiano dell’Unifil ha perso la vita in un’esplosione. Post-referendum, vertice Meloni-Salvini-Tajani Venerdì sera, subito dopo il Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni ha riunito a casa sua i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani per una cena che da Palazzo Chigi definiscono “di routine”, ma sono diverse le tensioni nell’esecutivo dopo la bocciatura dei cittadini della riforma costituzionale. La settimana che si è appena chiusa infatti è stata probabilmente la più complicata dall’insediamento del governo. La vittoria del No al Referendum ha avuto un effetto dirompente sulla maggioranza, innescando una catena di dimissioni – da Andrea Delmastro a Giusi Bartolozzi, fino alle combattute dimissioni di Daniela Santanchè dal Turismo – che per la prima volta hanno scalfito l’aura di invincibilità che finora avvolgeva la Premier, che da quanto trapela nell’ultimo Consiglio dei Ministri avrebbe esortato la sua squadra a “ingranare le marce alte e portare risultati”: un segnale chiaro di quanto Meloni avverta l’urgenza di ricompattare i ranghi e limitare al minimo gli errori in vista delle Politiche 2027. I dossier sul tavolo non mancano. C’è la scelta del nuovo ministro del Turismo, con il nome della presidente dell’Enit Alessandra Priante in pole, ammesso e non concesso che il Presidente Meloni non voglia mantenere avocata a sé la delega. C’è la questione carburanti, forse la più scottante sul piano del consenso: il gasolio ha toccato i 2,70 euro al litro in alcune zone d’Italia e il taglio delle accise scade il 7 aprile senza ancora una decisione definitiva sulla proroga. Ci sono le tensioni tra il ministro dell’Economia Giorgetti e quello delle Imprese Urso sui tagli alla Transizione 5.0, con gli industriali sul piede di guerra. E sullo sfondo, le opposizioni chiedono che la premier riferisca in Aula, sostenendo che dopo il referendum e le dimissioni a catena serva chiarezza sulle prospettive del governo. Pizzaballa bloccato al Santo Sepolcro: bufera su Israele La Domenica delle Palme a Gerusalemme che avrebbe dovuto essere un momento di raccoglimento si è trasformata in un caso diplomatico con la polizia israeliana che ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, di accedere alla Basilica del Santo Sepolcro per una celebrazione privata, scatenando un’ondata di reazioni che in poche ore ha coinvolto governi di tutto il mondo, diplomazie e il Vaticano. Il Patriarcato ha definito la misura “manifestamente irragionevole e sproporzionata”, denunciando una violazione della libertà di culto e dello status quo sui luoghi santi, mentre da Roma la risposta è stata immediata e dura: la premier Meloni ha parlato di “un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”, mentre Tajani ha definito il divieto “inaccettabile” e convocato l’ambasciatore israeliano. All’Angelus è intervenuto anche Papa Leone XIV, esprimendo vicinanza ai cristiani del Medio Oriente che soffrono le conseguenze del conflitto e che in molti casi non possono vivere pienamente i riti della Settimana Santa, con anche il Presidente francese, Macron, che ha condannato il gesto. Israele ha inizialmente difeso la decisione per motivi di sicurezza, salvo poi fare marcia indietro, prima con la telefonata del presidente Herzog a Pizzaballa con cui ha espresso “profondo dolore”, in seguito anche Netanyahu ha annunciato su X di aver dato istruzioni per garantire al Patriarca pieno accesso al Santo Sepolcro. Pizzaballa, costretto a celebrare sul Monte degli Ulivi in una liturgia “stile Covid”, ha chiuso la giornata con parole misurate ma ferme: “Non vogliamo forzare la mano, ma oltre alla sicurezza serve rispetto per la preghiera.” La tua crescita passa da una nostra sede Cerca la più vicina a te Tanti vantaggi in una tessera associativa Iscriviti ora Tanti vantaggi in una tessera associativa Iscriviti ora Scopri le altre nostre convenzioni Gestione delle risorse umane in un clic Leggi tutto 10% di sconto sui tuoi viaggi Leggi tutto 30% di sconto sulle tariffe web Leggi tutto Condizioni agevolate agli associati Conflavoro PMI Leggi tutto