Politica La settimana politica: ‘Project Freedom’, parte operazione USA su Stretto HormuzParte oggi Project Freedom: gli USA mobilitano 15.000 militari per sbloccare lo Stretto di Hormuz. Teheran denuncia violazione del cessate il fuoco lunedì 4 Maggio 2026lunedì 4 Maggio 2026 Array Prende ufficialmente il via oggi, lunedì 4 maggio 2026, l’operazione Project Freedom annunciata dal Presidente Donald Trump per sbloccare le navi mercantili rimaste intrappolate nello Stretto di Hormuz a seguito del conflitto con l’Iran. L’iniziativa, presentata come missione difensiva con finalità umanitarie, mira a ripristinare la libertà di navigazione lungo uno dei corridoi commerciali più strategici al mondo. Le azioni su Hormuz Per lo Stretto di Hormuz, secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), il dispositivo mobilitato comprende cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota multidominio e 15.000 militari, mentre proseguono in parallelo le operazioni di sminamento avviate il mese scorso dalla Marina statunitense. All’atto pratico Project Freedom non prevede una scorta diretta dei mercantili nello Stretto di Hormuz da parte della U.S. Navy, ma si configura piuttosto come un meccanismo di coordinamento tra Paesi, compagnie assicurative e operatori marittimi per individuare le rotte più sicure, con le unità americane “nelle vicinanze” pronte a intervenire in caso di attacco iraniano. La replica di Teheran sulla questione Hormuz è stata ferma: il presidente della commissione sicurezza del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi, ha definito qualsiasi interferenza USA una violazione del cessate il fuoco che potrebbe mettere a rischio la tregua mentre si sta continuando a lavorare sulla proposta iraniana in 14 punti, mediata dal Pakistan, per la cessazione delle ostilità. Sui mercati, il Brent ha ceduto il 2,4% e il WTI è sceso sotto i 100 dollari. 1° maggio: tra “salario giusto” e Piano Casa, sindacati uniti a Marghera La Festa dei Lavoratori 2026 si è snodata su un duplice fronte, con il governo che ha rivendicato le misure varate nel Consiglio dei Ministri del 30 aprile per il tradizionale decreto sul lavoro del 1 maggio – promosso ormai dall’inizio della legislatura – mentre i sindacati sono tornati a una mobilitazione unitaria dopo lo “strappo” dello scorso anno. L’esecutivo ha approvato un decreto che introduce il principio del “salario giusto”, vincolando le risorse pubbliche al rispetto dei contratti collettivi più rappresentativi. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato la linea: “Per noi il salario giusto non si difende con slogan o scorciatoie”, citando 1,2 milioni di occupati in più e il livello record di occupazione femminile. In parallelo è stato varato il Piano Casa, che stanzia fino a 10 miliardi di euro per circa 100mila alloggi popolari e a prezzi calmierati in dieci anni. I tre pilastri: recupero di 60mila alloggi pubblici inagibili, rafforzamento dell’housing sociale via Invimit e corsia preferenziale agli investimenti privati superiori a un miliardo, in cambio del 70% di edilizia convenzionata scontata almeno del 33%. Accompagna il pacchetto un ddl per accelerare gli sgomberi. A Marghera, CGIL, CISL e UIL sono tornate sullo stesso palco sotto lo slogan del lavoro dignitoso, ma le valutazioni dei segretari sul decreto sono andate in direzione opposta. Per Maurizio Landini (CGIL) il provvedimento “non dà un euro ai lavoratori”. Reazione opposta da parte di CISL e UIL che con i rispettivi segretari Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri che lo hanno definito “un passo in avanti che mai era stato fatto” e il primo “intervento legislativo che identifica il salario giusto”. Primo Maggio a Torino: nuovi scontri all’ex Askatasuna Si sono ripetuti anche nella giornata del Primo Maggio gli scontri tra militanti di Askatasuna e forze dell’ordine, ormai una costante a Torino dallo sgombero dello storico centro sociale di corso Regina Margherita 47, avvenuto a metà dicembre. Dopo i primi disordini di fine dicembre e la grande manifestazione nazionale del 31 gennaio — partecipata da circa 20mila persone e chiusasi con 29 agenti feriti, un blindato incendiato e diversi arresti — la Festa dei Lavoratori ha riacceso la tensione nel quartiere Vanchiglia. Il corteo principale, partito da corso Cairoli e giunto in piazza Castello con migliaia di partecipanti guidati dal sindaco Stefano Lo Russo, si era svolto regolarmente sotto lo slogan unitario di CGIL, CISL e UIL dedicato al “lavoro dignitoso”. A creare la frattura è stato lo spezzone sociale “Torino Partigiana”, guidato dagli autonomi di Askatasuna, che al termine del corteo si è staccato deviando verso l’edificio sgomberato e annunciando dai megafoni l’avvio di una “guerriglia”. Davanti alla palazzina sono andati in scena ripetuti scontri: cariche, idranti e lacrimogeni hanno risposto al lancio di bottiglie e all’uso di bastoni e bombolette contro gli agenti. Non si registrano feriti gravi né arresti. Sul piano politico, la giornata ha riacceso lo scontro intorno all’immobile sgomberato, con esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia che hanno chiesto la rapida assegnazione dello stabile e attaccato l’amministrazione comunale. Sul fronte opposto, i comitati di quartiere e l’associazione “Vanchiglia nello spazio” hanno denunciato una “militarizzazione” dell’area e contestato il divieto di utilizzo del giardino dell’ex centro sociale per la tradizionale grigliata, parlando di “strategia della tensione”. La tua crescita passa da una nostra sede Cerca la più vicina a te Tanti vantaggi in una tessera associativa Iscriviti ora Tanti vantaggi in una tessera associativa Iscriviti ora Scopri le altre nostre convenzioni 10% di sconto sui tuoi viaggi Leggi tutto 30% di sconto sulle tariffe web Leggi tutto Condizioni agevolate agli associati Conflavoro PMI Leggi tutto Nexi, l'innovazione dei pagamenti digitali in Italia Leggi tutto