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Inps, esonero contributivo per le lavoratrici vittime di violenza

Laura Baldi, presidente di Conflavoro Impresa Donna: “Le vittime di violenza vanno sostenute in ogni modo. Noi lo facciamo con il protocollo Rinascita Donna”

La legge di bilancio 2024 ha introdotto un importante provvedimento a sostegno delle donne disoccupate vittime di violenza beneficiarie del Reddito di libertà, al fine di contribuire a sostenerne l’autonomia e l’indipendenza economica. Grazie a questa nuova normativa, i datori di lavoro privati che assumono queste lavoratrici potranno beneficiare di un esonero totale dei contributi previdenziali, nel limite massimo di 8mila euro.

Si tratta senza dubbio di un intervento dal grande valore sociale ma anche di un notevole impatto economico. L’obiettivo di questa misura è infatti quello di favorire l’inserimento lavorativo delle donne che hanno subito violenza, garantendo loro maggiori opportunità di occupazione e di autonomia economica, esonerando al tempo stesso dai contributi previdenziali i datori di lavoro che le assumono, incentivando quindi le imprese e riducendo i costi legati alla gestione del personale.

Le indicazioni INPS sulle assunzioni delle vittime di violenza

Come indicato dalla recente circolare INPS n.41 del 5 Marzo 2024, per poter beneficiare di questo esonero le lavoratrici devono essere disoccupate e disponibili a svolgere un’attività lavorativa, oltre ad essere beneficiarie del Reddito di libertà o averne fruito nell’anno precedente. Inoltre, l’esonero si applica per un periodo di 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato, che si estende a diciotto mesi in caso di trasformazione del contratto a tempo indeterminato. Infine, se l’assunzione avviene con un contratto a tempo indeterminato, l’esonero si prolunga fino a 24 mesi.

Baldi (Conflavoro Impresa Donna): “Aiutare vittime a ritrovare fiducia”

“L’esonero dei contributi previdenziali per le donne disoccupate vittime di violenza rappresenta un sostegno chiave alle donne che intendono iniziare un percorso di autoderminazione e consapevolezza. Si tratta di una misura che punta a sostenere la promozione dell’autonomia e dell’indipendenza economica delle donne e adevitare che un vissuto di temporaneo disagio si traduca in un vero e proprio svantaggio sociale. Con questa misura si aiutano le donne a ritrovare fiducia in se stesse e nelle relazioni interpersonali in un contesto sano e sicuro ma anche ad incentivare occupazione femminile e lotta alle discriminazione di genere sul mercato del lavoro”. Così Laura Baldi Presidente di Conflavoro Impresa Donna, il nucleo femminile nazionale dell’associazione dedicata al tessuto imprenditoriale femminile e alle lavoratrici autonome, oltre gli stereotipi di genere verso una parità salariale e di diritti.

E proprio a tutela delle donne vittime di violenza di genere e per assicurare loro sostegno formativo e tutti gli strumenti verso l’indipendenza economica, proprio Conflavoro Impresa Donna ha presentato l protocollo d’intesa Rinascita Donna per un modello inclusivo di cultura d’impresalo scorso 7 marzo. Una data non a caso significativa, a ridosso della ricorrenza dell’8 marzo Giornata Internazionale della Donna. Il protocollo Rinascita Donna è stato sottoscritto da Conflavoro e co-firmato da Confsal, ATISL – Associazione Tecnici e Ispettori per la Sicurezza sul Lavoro e l’agenzia per il lavoro E-Work.

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