Evasione fiscale, per l’Istat gli italiani spendono più di quanto dichiarano

I consumi delle famiglie sono maggiori rispetto ai redditi Irpef dell’anno fiscale 2016. Per il governo serve una rivoluzione del sistema che vada incontro a cittadini e piccole aziende

In Italia si spende più di quanto si dichiara al fisco. Il divario tra consumi e reddito disponibile è del 14,4%, come sottolineano gli ultimi dati Istat disponibili in merito e riferiti all’anno d’imposta 2016. Significa che, per 100 euro denunciati come guadagno dalle persone fisiche al netto delle imposte, la spesa delle famiglie è di 114,4 euro. Non necessariamente si tratta di evasione fiscale, ma è comunque un dato sintomatico del fatto che il sistema tributario italiano ha decisamente bisogno di essere rivisto.
 

La situazione territorio per territorio

I conti suddivisi per regione li fa l’Università della Tuscia per conto de Il Sole 24 Ore. Ne risulta che la differenza più alta tra redditi dichiarati dalle persone fisiche e spesa delle famiglie si ha in Lombardia. Con 23,4 miliardi di euro ‘non giustificati’ precede di gran lunga la regione seguente, cioè il Lazio con 13,8 miliardi. Al terzo posto l’Emilia-Romagna con 9,7 miliardi di differenza. Seguono Campania (9,3 miliardi), Toscana (8,9), Puglia (7,1), Sicilia (6,9), Piemonte (5,9), Veneto (3,3), Sardegna (3,2), Calabria (1,6), Trentino Alto Adige (1,5) Abruzzo (1,2).

Le regioni rimanenti viaggiano a differenze inferiori al miliardo. Molise con 610 milioni, cui seguono Basilicata (544), Friuli Venezia Giulia (453), Umbria (371), Valle d’Aosta (355) e Liguria (296). Le Marche, invece, sono l’unica regione in controtendenza, dove ‘avanzano’ 285 milioni.

Come si evince dai dati, il fenomeno è diffuso in tutto il Paese e le sue proporzioni sono caratterizzate soprattutto dall’estensione geografica delle regioni, non soltanto dunque dalla produttività e dal benessere che le stesse esprimono.

 

Conte: “Rivoluzione passa anche da lotta a evasione e meno burocrazia”

Il governo dovrà, effettivamente, lavorare moltissimo e su fronti molteplici per revisionare il sistema tributario. “Le piccole aziende e i piccoli contribuenti rimangono schiacciati da un’elevata pressione fiscale”, afferma Conte. E dunque serve “rifondare il rapporto tra Stato e contribuenti, all’insegna della buona fede e della reciproca collaborazione tra le parti”. L’obiettivo, allora, in un certo senso è anche culturale.

La necessità di una revisione profonda è stata sottolineata da Giuseppe Conte nel discorso programmatico al parlamento. Il presidente del Consiglio ha descritto le mosse future come “misure rivoluzionarie che conducano a una integrale revisione del sistema impositivo dei redditi delle persone fisiche e delle imprese”.

Il riferimento, è noto, è alla cosiddetta flat tax. Resta da capire se la misura definitiva scelta dal governo sarà davvero questa come previsto dal contratto M5S-Lega. Fatto sta che il punto focale, Giuseppe Conte, sembra averlo afferrato quando insiste sulla necessità di un nuovo sistema tributario. “Solo così – ha detto – sarà possibile pervenire a una drastica riduzione dell’elusione e dell’evasione fiscale, con conseguenti benefici in termini di maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile”.

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