Impresa 4.0, il divario digitale c’è e si vede

Nel 2018 sconti fiscali per ammortamento e formazione tecnologica

“Da Industria 4.0 a Impresa 4.0”: cambia lo slogan, ma quel che serve davvero è un’accelerata sulla tabella di marcia. Il piano Impresa 4.0, che comprende l’insieme di interventi necessari alle imprese italiane per colmare il digital divide col resto dei Paesi industrializzati, è ancora in fase di lancio. Bene gli ordinativi, ma il gap tecnologico è ampio.

Cresce l’ammortamento, produzione si avvicina al fatturato I dati di Impresa 4.0, mostrati ieri 19 settembre 2017 dai ministri Padoan, Calenda, Poletti e Fedeli, mostrano una percezione del futuro positiva da parte degli imprenditori se consideriamo gli ordinativi, aumentati grazie agli incentivi legati al super e all’iperammortamento. “Adesso c’è un maggiore ammortamento, la media è circa il 9 per cento – ha spiegato il ministro dello Sviluppo Economico Calenda – e ciò è dovuto al fortissimo abbattimento delle scorte a inizio anno. Anche se alcuni settori hanno una crescita enorme rispetto ad altri, facciamo meglio della Germania di circa 10 punti percentuali nel periodo gennaio 2016-maggio 2017″.

La produzione industriale, secondo il Governo, è ancora in ritardo rispetto al fatturato, ma vi si avvicinerà nella seconda metà del 2017 stando, appunto, ai dati sull’abbattimento delle scorte. Al vaglio dei tecnici la misura in riproporre iper e superammortamento nel 2018: dovrebbe essere del 250% per l’acquisto dei beni digitali e del 140% per quelli tradizionali.

Sale il Pil, ma la crescita è lenta Per il Governo, comunque, “le politiche devono essere efficaci dal punto di vista microeconomico, ma il processo è solo all’inizio, siamo ancora lontani dal mondo pre-crisi. Non c’è spazio per sentirsi soddisfatti, bisogna fare molti più passi avanti”. Le risorse economiche, in sostanza, servono eccome e anche per quanto riguarda il piano Impresa 4.0 dovranno essere fatti salti mortali. Il ministro dell’Economia Padoan non si nasconde dietro un dito e, anzi, mette le mani avanti in vista della chiusura dell’anno: “Il Pil? Cresce, ma le risorse sono comunque poche dati i vincoli di bilancio”.

Credito d’imposta anche per la formazione Dopo il credito di imposta su ricerca e innovazione, con la legge di Bilancio è in arrivo un meccanismo simile anche per chi investe su formazione e aggiornamento digitale dei lavoratori. Il Governo sta lavorando su uno sconto fiscale del 50% con limite di 10 milioni per il personale istruito su marketing e affini. L’incremento di investimento, però, sarà considerato solo rispetto al triennio 2015-2017. Si tratta di un tesoretto tra i 300 e i 400 milioni di euro secondo i calcoli del Governo.

Banda larga e digitalizzazione in alto mare A conti fatti, quel che principalmente manca ancora a Impresa 4.0 è proprio la base, ossia uno slancio in direzione delle nuove tecnologie. Per il ministro Calenda il problema non sono tanto i fondi (3,5 miliardi previsti per interventi pubblici di cui 1,3 già deliberati dal Cipe), bensì i meri lavori di posa della fibra ottica: “La banda ultra larga è ancora indietro e non in linea con gli obiettivi. I bandi ci sono, ma un conto è assegnarli e un conto è fare la delivery. Nel settore infrastrutture – ha avvertito il ministro – la concorrenza rischia di non giovare a nessuno”.

Gli appelli di Poletti e Fedeli Per Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, gli italiani non devono aver paura dell’innovazione. “La tecnologia non brucerà posti di lavoro – ha rassicurato ieri – perché le decisioni spetteranno comunque a noi, non alla macchina. Inoltre dobbiamo renderci conto che il cambiamento è profondo ed è già in atto. Siamo in un processo di transizione, dove il passato non è ancora passato e il futuro è già arrivato”. Secondo Fedeli, il problema del divario digitale deve essere affrontato e combattuto dalle persone fin dai primi anni di vita: “Dobbiamo formare gli studenti in modo digitale, altrimenti già al termine del loro percorso di formazione saranno distanti dal sistema economico. Bisogna saper leggere l’imprevisto – ha affermato Fedeli – anticipare i processi governandoli e non subendoli. Il digitale è competenza trasversale e bisogna inserirla fin dalla scuola primaria”.

“Bene gli incentivi, ma serve digitalizzazione”. Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro PMI, riconosce i passi avanti fatti, soprattutto a livello di incentivi, ma sottolinea come non si possa ignorare il ritardo accumulato a livello digitale. “Innegabilmente, agevolazioni come il credito di imposta su ricerca e innovazione, così come superammortamento e iperammortamento, stanno dando risultati soddisfacenti. Le piccole e medie imprese italiane rappresentano il più importante tessuto economico del Paese – afferma Capobianco – e vanno aiutate a uscire da una crisi che, nonostante l’aumento dei consumi, è sempre presente, ben lontana dall’essere davvero superata”.

“Dunque, come imprese e come istituzioni, dobbiamo lavorare insieme non solo per adeguarci a livello tecnologico al resto dell’Europa, ma per fare di più, per diventare protagonisti e segnare il passo, essere l’esempio da seguire. Siamo nel pieno della quarta rivoluzione industriale e non possiamo permetterci un divario digitale del genere nel confronto con gli altri Paesi”, spiega Capobianco. “Un divario, beninteso, non solo a livello di infrastrutture, ma anche sotto il profilo della cultura digitale delle persone. La progressione deve seguire queste due linee parallele e inscindibili tra loro. Perché possiamo avere i nativi digitali e aggiornare i loro genitori alle nuove tecnologie, ma serve la banda larga. E possiamo avere la banda larga, ma dobbiamo indirizzare i nativi digitali sulla strada da seguire e aggiornare i loro genitori. Dunque gli attori in campo – conclude Capobianco – sono molteplici e il lavoro di squadra necessario. Conflavoro PMI c’è, siamo pronti a collaborare per far diventare l’Italia un Paese 4.0 come merita”.

Di seguito alleghiamo i risultati del Piano nazionale Impresa 4.0

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