Tutti i numeri della manovra: stralcio per cartelle fisco sotto i mille euro

Il reddito di cittadinanza è tra i capitoli più onerosi e i centri per l’impiego giocano in questo contesto un ruolo fondamentale. Ecco la proposta di Conflavoro Pmi per riformarli in toto

Circa 37 miliardi di euro per mantenere le principali promesse elettorali e, soprattutto, sterilizzare gli aumenti dell’Iva. E’ il valore della manovra, presentata alla stampa ieri sera (15 ottobre) dal presidente del Consiglio Conte, insieme con il ministro dell’Economia Tria e i vicepremier Di Maio e Salvini. Contestualmente l’Italy’s draft budgetary plan 2019 è stato inviato a Bruxelles.
 

Decreto fiscale: ‘pace’ con aliquota al 20% e tetto di 100mila euro

E’ stato il capitolo più serrato fra i compromessi che hanno dovuto trovare M5S e Lega in vista della manovra. Cavallo di battaglia del partito di Salvini, il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio prevede un’aliquota al 20% per chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà possibile sanare i contenziosi con l’Agenzia delle entrate pagando, senza sanzioni né interessi, il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado (o il 50% in caso di vittoria in primo grado). Allo stesso tempo, con la rottamazione ter delle cartelle, saranno cancellati sanzioni e interessi, dilazionando i pagamenti in 20 rate in 5 anni. Presente lo stralcio delle cartelle sotto i 1000 euro accumulate dal 2000 al 2010.

 

Flat tax per autonomi

La misura, sostanzialmente, parte con l’estensione del forfait già esistente e che prevede un’aliquota al 15% per i professionisti che hanno ricavi fino a 30mila euro e le altre categorie fino a 50mila euro. L’idea è quella di estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl con ricavi fino a 65mila euro, ovverosia il limite previsto da Bruxelles.Ma la cifra potrebbe salire a 100mila euro se si sceglie di pagare un’addizionale del 5%. Le startup e le attività degli under 35 dovrebbero beneficiare di un’aliquota al 5%. Il costo previsto è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.

 

Reddito di cittadinanza e stop aumento Iva i capitoli più pesanti

Sono i due impegni più corposi per l’immediato futuro. 12,5 miliardi della manovra sono ‘dedicati’ alla sterilizzazione dell’Iva, i cui aumenti sono al momento previsti dal primo gennaio 2019. Le aliquote passerebbero dal 10% all’11,5% e dal 22% al 24%. Per il reddito di cittadinanza previsti 9 miliardi: prenderà il via nel primo trimestre 2019 e 780 euro è la cifra di riferimento individuata dal governo su basi Istat.

Chi non raggiunge questa entrata mensile riceverà uno stanziamento nella misura necessaria ad arrivare alla soglia. La cifra dovrebbe essere utilizzabile tramite bancomat con annesso monitoraggio degli acquisti, che potranno essere solo di prima necessità.

Il reddito di cittadinanza è garantito solo se il beneficiario frequenta corsi di formazione e presta servizi socialmente utili di otto ore settimanali. Viene meno se il beneficiario rifiuta tre offerte di lavoro. Il reddito, però, dovrebbe essere ‘vincolato’ all’area geografica di appartenenza. Si cerca cioè di non penalizzare chi non accetterà come prima offerta un lavoro fuori dalla propria provincia o regione.
 

Riforma dei centri per l’impiego: Conflavoro Pmi propone il proprio modello subito attuabile

Un miliardo di euro è invece destinato al potenziamento dei centri per l’impiego. Un’azione che andrà finanziata ancora meglio poiché propedeutica al corretto funzionamento del reddito di cittadinanza.

A tal proposito, Conflavoro Pmi ha presentato al governo Conte, e in particolare al ministro Luigi Di Maio, il proprio Manifesto per una nuova idea di lavoro. Si tratta di un decalogo in cui l’associazione chiede non il potenziamento, bensì la completa riforma dei centri per l’impiego allo scopo di farne un’Agenzia nazionale per l’occupazione e lo sviluppo.

“Questa agenzia – sottolinea Roberto Capobianco, presidente di Conflavoro Pmi – la immaginiamo come punto di incontro tra domanda e offerta, certo. Ma anche e soprattutto come centro in grado di analizzare i fabbisogni delle aziende del singolo territorio, così da formare i giovani e riqualificare chi ha perso il lavoro mediante un percorso professionalizzante in collaborazione tra scuole, università e imprese stesse. Le aziende coinvolte, questo il punto saliente del nostro modello, si impegnano ad assumere i partecipanti al percorso formativo. Esattamente quello che accadrà partendo da Lucca, in Toscana, dal 5 novembre, con Conflavoro Pmi che anticipa e anzi vuole stimolare un’eventuale rivoluzione copernicana dei centri per l’impiego e del lavoro nel suo complesso”.

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