Politica La settimana politica: le ultime rilevazioni sul Referendum GiustiziaReferendum giustizia di marzo: testa a testa tra Sì e No, decisiva l’affluenza. Focus anche sulla Conferenza di Monaco e il dibattito interno sul Board for Gaza lunedì 16 Febbraio 2026lunedì 16 Febbraio 2026 Array A poco più di un mese dal voto del 22 e 23 marzo 2026, il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si conferma una sfida aperta, con le ultime rilevazioni evidenziano un sostanziale testa a testa tra Sì e No, con uno scarto minimo che varia soprattutto in base al livello di partecipazione. In caso di affluenza più alta il Sì al referendum risulterebbe in leggero vantaggio, mentre con una partecipazione più contenuta prevarrebbe il No. Il peso dell’astensionismo al referendum Secondo le rilevazioni più recenti, il fattore decisivo al referendum non sembra essere tanto il consenso “puro” verso una delle due posizioni, quanto piuttosto il livello di partecipazione alle urne. In uno scenario di affluenza bassa – stimata poco sopra il 40-46% degli aventi diritto – il “No” risulterebbe in vantaggio o in sostanziale equilibrio, con percentuali che si attestano intorno al 50-51% per il No e un leggero svantaggio per il Sì. Al contrario, se l’affluenza al referendum fosse più alta – oltre il 46%, e fino al 50-52% – la situazione si invertirebbe, con il fronte del Sì in grado di consolidare un vantaggio più netto. Secondo le simulazioni, ad esempio, con una partecipazione al 46% il Sì otterrebbe oltre il 51% dei voti validi, e con una partecipazione superiore la distanza si amplierebbe ulteriormente. La partita del referendum si giocherà quindi sulla capacità dei due schieramenti politici di mobilitare il proprio elettorato, con il Centrosinistra che ha dimostrato, soprattutto nelle ultime tornate referendarie di avere la capacità di portare alle urne i propri sostenitori. L’Esecutivo è quindi avvisato, non basterà fare una campagna elettorale attendista per portare a casa una riforma della Giustizia su cui il Centrodestra lavora da anni. Conferenza di Monaco: tra autonomia europea e relazioni con Washington La 62ª Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (Munich Security Conference), tenuta dal 13 al 15 febbraio 2026, si è confermata un hub di dialogo istituzionale e strategico tra governi, istituzioni europee e alleati transatlantici sulle principali sfide globali in tema di sicurezza, economia e politiche industriali. Al centro del dibattito è rimasto il rapporto tra Europa e Stati Uniti: mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito l’importanza storica del legame transatlantico e la necessità di mantenere un fronte unito di fronte alle sfide globali, diversi leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, hanno sottolineato la necessità per l’Europa di rafforzare la propria autonomia strategica all’interno dell’Alleanza, non lesinando anche critiche alla Presidenza Trump. Ferma la critica di Giorgia Meloni – assente a causa di impegni istituzionali in Etiopia – rispetto alla posizione del Cancelliere Tedesco. Meloni si è detta in completo disaccordo rispetto alle critiche verso le idee del mondo MAGA, sottolineando come queste non siano temi di competenza UE ma valutazioni politiche che seguono logiche partitiche. Toni più orientati alla mediazione sono arrivati dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha richiamato l’importanza di preservare la solidità del legame transatlantico anche in presenza di divergenze, sottolineando come un’Europa più forte sul piano economico e industriale rafforzi la propria credibilità internazionale. Tajani ha inoltre ribadito l’impegno italiano per una pace duratura in Ucraina. Board of peace for Gaza: il dibattito parlamentare sulla linea italiana Il ministro degli Esteri Antonio Tajani interverrà mercoledì in Parlamento per riferire sulla posizione italiana rispetto al Board for Gaza, l’iniziativa promossa dagli Stati Uniti con l’obiettivo dichiarato di favorire stabilità, coordinamento umanitario e ricostruzione nella Striscia. Il passaggio parlamentare rappresenterà un momento di chiarimento politico su una scelta che si colloca in un contesto internazionale particolarmente delicato. L’orientamento dell’esecutivo è quello di partecipare all’incontro di Washington in qualità di osservatore, formula individuata per conciliare l’esigenza di presenza diplomatica con i profili costituzionali richiamati nelle settimane precedenti. Tajani ha più volte sottolineato la necessità di muoversi nel pieno rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, evitando automatismi che possano configurare impegni non coerenti con l’ordinamento italiano. La decisione è maturata anche alla luce delle interlocuzioni tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i partner internazionali, in un quadro in cui Roma intende preservare un ruolo attivo nei processi di stabilizzazione del Medio Oriente senza rinunciare al coordinamento europeo. Il dibattito politico interno resta acceso: le opposizioni chiedono maggiore trasparenza sulla natura dell’iniziativa e sul perimetro della partecipazione italiana. Per il governo, invece, la presenza al tavolo – pur in forma prudente – rappresenta uno strumento per non lasciare ad altri la definizione degli equilibri futuri in un’area strategica per la sicurezza e gli interessi dell’Europa. La tua crescita passa da una nostra sede Cerca la più vicina a te Tanti vantaggi in una tessera associativa Iscriviti ora Tanti vantaggi in una tessera associativa Iscriviti ora Scopri le altre nostre convenzioni 10% di sconto sui tuoi viaggi Leggi tutto 30% di sconto sulle tariffe web Leggi tutto Condizioni agevolate agli associati Conflavoro PMI Leggi tutto Gestione delle risorse umane in un clic Leggi tutto