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La settimana politica: il caso Roggero e le divisioni su Borsellino

Caso Roggero: il gioielliere in carcere, grazia chiesta a Mattarella e scontro politico. Borsellino ricordato tra polemiche, raid USA sull’Iran a Hormuz

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Il caso di Mario Roggero resta al centro del dibattito politico. Dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi, sancita dalla Cassazione il 15 luglio per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo durante l’assalto alla sua gioielleria nel 2021, venerdì il 72enne piemontese si è costituito al carcere milanese di Bollate, mentre la moglie presentava a Mattarella formale domanda di grazia.

Proprio sulla grazia a Roggero si è consumato il passaggio istituzionalmente più delicato: il ministro Nordio ha annunciato l’avvio dell’istruttoria, ma il Quirinale lo ha convocato per ricordargli che la Costituzione assegna quel potere al Presidente della Repubblica. Meloni ha rivendicato di aver dato lei l’indicazione di procedere, parlando di un problema di proporzionalità delle pene.

Il fine settimana ‘caldo’ sul caso Roggero

Nel fine settimana la vicenda Roggero ha vissuto il suo momento più mediatico: Salvini si è recato a Bollate sia sabato sia domenica, primo visitatore del detenuto. Dopo un colloquio di oltre un’ora e mezza ha riferito che Roggero “sta bene”, si è spinto a ipotizzarne una candidatura con la Lega — ipotesi che l’interessato per ora respinge — e ha assicurato che non c’è alcuna pressione sul Colle, mentre la petizione leghista per la grazia superava le 120mila adesioni.

Dure le opposizioni: da +Europa al M5S si denuncia un attacco alle prerogative del Quirinale, Patuanelli parla di sciacallaggio politico e Fratoianni mette in guardia dalla giustizia fai-da-te. Sullo sfondo, l’eterno nodo della legittima difesa, con le elezioni del 2027 già all’orizzonte.

Via d’Amelio: la memoria di Borsellino divide la politica

Trentaquattro anni dopo, l’Italia si è fermata alle 16.58 di domenica, l’ora esatta dell’esplosione che il 19 luglio 1992 uccise Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta. Palermo ha ricordato la strage con una giornata fitta di iniziative: gli appuntamenti del Movimento Agende Rosse in via d’Amelio, con familiari delle vittime e associazioni, e in serata la tradizionale fiaccolata, giunta alla trentesima edizione, aperta dallo striscione “Paolo vive” e con in testa i vertici di Fratelli d’Italia, da Donzelli alla presidente dell’Antimafia Colosimo. Mattarella ha ricordato che le stragi del ’92 rappresentarono il culmine di un disegno eversivo poi sconfitto dalla Repubblica, definendo Falcone e Borsellino simboli della riscossa civile del Paese.

L’anniversario è stato però segnato dallo scontro sull’eredità politica del giudice. Il fratello Salvatore, animatore delle Agende Rosse, ha chiesto a Meloni di smettere di richiamarsi a Paolo, accusando il governo di indebolire gli strumenti antimafia costruiti dai due magistrati. La premier ha replicato sui social rivendicando il lavoro della commissione Antimafia e il ringraziamento pubblico di Lucia Borsellino, mentre La Russa, pur esprimendo rispetto per la famiglia, ha ricordato la storia di destra del giudice, spingendosi ad affermare che, se fosse vivo, oggi sarebbe un ministro di FdI.

Dure le opposizioni: per Conte è inaccettabile che un partito si appropri della figura di Borsellino, mentre AVS accusa il presidente del Senato di non fare il presidente di tutti.

Nona notte di raid USA sull’Iran, colpite due petroliere a Hormuz

Continua ad inasprirsi, dopo gli spiragli di pace, il conflitto tra Iran e USA. Per la nona notte consecutiva il Centcom ha lanciato una nuova ondata di attacchi contro il territorio iraniano, colpendo centri di comando militari, sistemi di difesa aerea, siti di sorveglianza costiera, piattaforme di lancio dei droni e reti di comunicazione. “Abbiamo colpito duramente l’Iran in onore dei soldati caduti”, ha dichiarato Trump di ritorno a Washington, riferendosi ai due o tre militari americani uccisi nell’attacco iraniano in Giordania.

La risposta di Teheran si concentra dove fa più male: lo Stretto di Hormuz. I Pasdaran hanno annunciato di aver colpito due petroliere che tentavano il transito senza l’autorizzazione iraniana — rivendicando, di fatto, un diritto di veto sulla principale arteria energetica del pianeta. Non solo: droni dei Guardiani della Rivoluzione avrebbero distrutto un radar e un hangar nella base americana di Ali Al Salem, in Kuwait, e danneggiato diversi velivoli sull’aeroporto giordano di Aqaba.

Il segretario di Stato Rubio, in partenza per le Filippine, ha accusato Teheran di voler usare Hormuz come leva contro il mondo intero, chiedendo agli altri Paesi di contribuire di più, con mezzi o risorse, alla protezione della navigazione.

I mercati, intanto, prezzano il rischio: petrolio in rialzo e gas ai massimi da marzo. Archiviata, almeno per ora, la finestra diplomatica aperta a Muscat, il conflitto sembra avvitarsi in una spirale in cui ogni notte di raid genera la rappresaglia successiva.

 

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