Salvini rilancia: “Pensione a 62 anni. Da pace fiscale 20 miliardi per la quota 100″

Il leader della Lega e ministro dell’Interno parla di 20 miliardi recuperabili, ma il collega dell’Economia Tria, più cauto, si ferma a 3 miliardi

Il vicepremier Matteo Salvini torna a ribadire come la pace fiscale, uno dei cavalli di battaglia della Lega insieme con la flat tax, sia tra i prossimi obiettivi del governo. Lo afferma a poco più di un mese dalla manovra, intervistato da Bruno Vespa nel programma televisivo ‘Porta a porta’. “La pace fiscale – ha sostenuto il ministro – è per quelli che hanno fatto la dichiarazione dei redditi, per chi è in contenzioso con Equitalia. Non è un regalo, è gente che è disperata, che pagherebbe il 10% del dovuto, gente che per riavere un conto corrente correrebbe a pagare. Si possono così incassare più di 20 miliardi di euro”.

Cifra che Salvini afferma sarà riutilizzata per garantire già dal 2019 l’accesso alla pensione. Iniziando a smantellare, quindi, la riforma Fornero con l’ormai cosiddetta ‘quota 100’. L’età minima richiesta? 62 anni. Ma per il vicepremier c’è anche la possibilità di andare a riposo con 41 anni e mezzo di contributi indipendentemente dall’età anagrafica.

Per la società di ricerca Tabula guidata da Stefano Patriarca, ex consulente sulla previdenza per palazzo Chigi, nel solo 2019 un provvedimento del genere potrebbe costare 13 miliardi al lordo delle tasse. 9 miliardi al netto. A regime, invece, il costo salirebbe a circa 20 miliardi al lordo e 13 miliardi al netto.
 

Da 64 a 62 anni, il rilancio della Lega

62 anni, dunque. Non 64 come sosteneva, tra gli altri, Alberto Brambilla, colui che per la Lega ha pensato la parte di programma relativa al superamento della riforma Fornero. Brambilla, già sottosegretario al Welfare tra il 2001 e il 2005, riteneva infatti plausibile l’accesso alla pensione a partire dai 64 anni e con 36 di contributi.

La pace fiscale, in ogni caso, dovrà essere bacino per la ‘nuova’ pensione dal 2019. In riferimento proprio alla pace fiscale, però, il ministro dell’Economia Giovanni Tria è sempre stato più cauto, arrivando a parlare di un possibile recupero di 3,5 miliardi di euro.

La situazione sui capitoli economici, insomma, è destinata a surriscaldarsi sempre più nelle settimane che separano il governo dalla manovra. Flat tax per le imprese, superamento della legge Fornero e reddito di cittadinanza, però, continuano a essere considerati dall’esecutivo Conte gli obiettivi da raggiungere assolutamente già dal 2019.

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