Politica La settimana politica: Salvini, Vannacci e il peso dei nuovi gruppiTra tensioni politiche e nodo Decreto Sicurezza, Vannacci lascia la Lega e fonda Futuro Nazionale per provare a intercettare l’elettorato più a destra lunedì 9 Febbraio 2026lunedì 9 Febbraio 2026 Array Dopo mesi di crescenti tensioni con la leadership di Matteo Salvini e di un rapporto mai realmente sbocciato con i quadri del Carroccio, Roberto Vannacci ha ufficializzato la sua uscita dalla Lega annunciando la nascita di un nuovo soggetto politico, Futuro Nazionale. Vannacci e il suo potenziale elettorato Quello di Vannacci si prospetta essere un movimento che guarda alle frange più estreme del centrodestra e punta a intercettare quell’elettorato conservatore più radicale rimasto orfano dopo il progressivo spostamento verso il centro di Fratelli d’Italia. La decisione arriva al termine di una lunga fase di dissidio interno, durante la quale Vannacci aveva costruito attorno alle proprie posizioni un primo nucleo di sostenitori, criticando apertamente alcune scelte del partito, in particolare sulla politica estera e sulle forniture militari all’Ucraina. La scissione ha già prodotto effetti in Parlamento. Insieme a Vannacci si sono mossi alcuni deputati, tra cui Emanuele Pozzolo, ex Fratelli d’Italia espulso nel 2025, ed Edoardo Ziello e Rossano Sasso, entrambi eletti con la Lega, che nel fine settimana hanno ufficializzato l’addio al Carroccio, indicando nell’ambiguità del posizionamento del partito sull’Ucraina la principale ragione della scelta. Variegate le reazioni politiche allo strappo di Vannacci: Salvini ha parlato di lealtà non rispettata, rilanciando la proposta del vincolo di mandato, mentre Matteo Renzi ha accolto con favore la frammentazione del centrodestra, ritenendola un fattore che potrebbe favorire una vittoria del centrosinistra, a condizione di superare le profonde divisioni interne all’opposizione. Manifestazioni, armi da taglio e nuove regole: le novità del decreto sicurezza La promozione del nuovo Decreto Sicurezza arriva all’indomani degli scontri di Torino, dove le tensioni tra forze dell’ordine e militanti dell’area antagonista, riconducibili al centro sociale Askatasuna, hanno riacceso il dibattito pubblico su ordine pubblico, gestione delle manifestazioni e sicurezza delle forze di polizia. Episodi che il governo ha indicato come emblematici di un contesto in cui lo Stato è chiamato a riaffermare con maggiore decisione la propria presenza, anche per evitare che il conflitto sociale degeneri in violenza strutturata. È questo il quadro in cui si inserisce il decreto, pensato come intervento organico su criminalità, sicurezza urbana e tutela delle forze dell’ordine, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare gli strumenti di prevenzione e risposta immediata, riducendo le zone grigie operative, soprattutto nelle grandi città, dove si concentrano le principali criticità. Nel dibattito politico, la maggioranza rivendica la necessità di regole più chiare e di una cornice normativa più solida per chi opera sul territorio, mentre le opposizioni parlano di un’impostazione ideologica e potenzialmente repressiva. Giorgia Meloni ha difeso il decreto sottolineando la priorità della tutela dei cittadini e degli operatori in divisa, mentre Matteo Salvini lo ha definito una risposta “necessaria” a un’escalation di violenze. Di segno opposto le critiche del centrosinistra, con Elly Schlein che ha denunciato il rischio di una compressione delle garanzie costituzionali. Un confronto destinato a restare centrale nel dibattito parlamentare e nel Paese. Competitività e deregulation: l’Italia guida il fronte europeo con la Germania L’Italia e la Germania stanno mettendo in scena un nuovo capitolo di cooperazione strategica all’interno dell’Unione europea, dando concretezza a un’agenda condivisa per il rilancio della competitività continentale, già emersa nelle scorse settimane. Su iniziativa di Giorgia Meloni e del cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato infatti convocato per giovedì 12 febbraio un pre-summit Ue sulla competitività nella cittadina belga di Alden Biesen, appuntamento che precederà il vertice informale dei Ventisette e che punta a definire una linea politica comune su deregolamentazione, rafforzamento del mercato unico e centralità del commercio globale. L’invito, firmato insieme al premier belga Bart De Wever, mira a costruire un fronte di Paesi “lungimiranti” pronti a muoversi in anticipo sulle principali sfide dell’economia europea, segnando un ruolo guida per Roma e Berlino nel solco del pragmatismo evocato dall’ex premier Mario Draghi. La mossa italo-tedesca, che ha già raccolto l’adesione di oltre una dozzina di leader del Nord e dell’Est Europa, riflette una nuova dinamica nell’architettura dell’Unione, in cui l’asse tradizionale tra Parigi e Berlino sembra vedere messa in discussione la propria centralità. La Francia, pur ufficialmente invitata, non ha ancora confermato la partecipazione, un silenzio che molti interpretano come il segnale delle tensioni in atto con la Germania sulle priorità economiche e sulle relazioni transatlantiche. L’obiettivo dichiarato resta quello di imprimere maggiore velocità decisionale e snellire gli strumenti europei, rispondendo alle pressioni competitive di Stati Uniti e Cina e rafforzando la capacità dell’Unione di competere su scala globale. La tua crescita passa da una nostra sede Cerca la più vicina a te Tanti vantaggi in una tessera associativa Iscriviti ora Tanti vantaggi in una tessera associativa Iscriviti ora Scopri le altre nostre convenzioni 10% di sconto sui tuoi viaggi Leggi tutto 30% di sconto sulle tariffe web Leggi tutto Condizioni agevolate agli associati Conflavoro PMI Leggi tutto Gestione delle risorse umane in un clic Leggi tutto