Verso la manovra d’autunno: primo vertice bollente a palazzo Chigi

Salvini e Di Maio vogliono subito reddito di cittadinanza, flat tax e riforma pensioni anche sfidando il deficit, ma il ministro Tria è cauto nei rapporti con Bruxelles

Dopo il via libera della Camera al decreto dignità (forse già settimana prossima ci sarà l’ok del Senato e la conseguente conversione in legge) è già ora di guardare alla manovra di autunno. Moltissime i provvedimenti attesi dal governo. E oggi si è svolto il primo vertice dell’esecutivo alla presenza del presidente Conte, del suo vice Di Maio (assente Salvini) e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti. Con loro anche i ministri economici o strettamente legati alla Ue: Tria (Economia), Moavero Milanesi (Affari esteri) e Savona (Affari europei).

 

Si parte da una base di oltre 22 miliardi: più di metà servono per evitare aumento Iva

Si è trattato di un primo incontro preparatorio alle tante questioni da affrontare a settembre. C’è infatti la grana deficit, che potrebbe essere alzato (fino al 2%?) se non saranno trovate contromisure. Già da mesi il ministro Tria ha avviato con Bruxelles un dialogo atto a trovare un compromesso in tal senso.

Perché, a conti fatti, il margine di azione è pur sempre quello limitato e noto: c’è una base di manovra di oltre 22 miliardi bloccati, risorse cioè da garantire a prescindere da ogni altra mossa, che sia reddito di cittadinanza o flat tax o riforma delle pensioni.

Ricordiamo che la gran parte di questa cifra è rappresentata dai 12,4 miliardi di euro necessari a evitare l’aumento dell’Iva, un aumento che rappresenterebbe un contraccolpo enorme per le imprese e nell’economia. Ma figura anche la mancata crescita che il governo Gentiloni aveva previsto con il Def.

 

Conte: “Nostre riforme avvieranno robusto processo di crescita”

“Oggi – ha dichiarato Giuseppe Conte – abbiamo deciso la programmazione economico-finanziaria che presenteremo nel prossimo mese di settembre. Abbiamo operato una ricognizione dei vari progetti di riforma che consentiranno all’Italia di avviare un più robusto e stabile processo di crescita. Abbiamo esaminato i mutamenti del quadro macro-economico e le condizioni del bilancio a legislazione invariata”.

In ogni caso, sia Movimento 5 Stelle sia Lega stanno continuando a muoversi per arrivare a proporre dal 2019 reddito di cittadinanza, flat tax o almeno un inizio e, soprattutto, la riforma delle pensioni. Sono i tre cavalli di battaglia economici su cui M5S e Lega hanno firmato il contratto di governo. E adesso spetta a Giovanni Tria trovare i fondi per metterli in pratica.

A prescindere dalle posizioni verso il rapporto con l’Europa, caute quelle espresse dallo stesso ministro dell’Economia, già meno soft quelle di Di Maio, di rottura o quasi quelle di Salvini, l’unica cosa certa è che sarà un settembre caldissimo per l’Italia: la prima vera e propria ‘sfida’ all’Ue e ai suoi vincoli è servita.

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