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Artigianato, è crisi nera: addio giovani e fatturato a -70% col Covid

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Covid, solo 1 artigiano su 2 conta su rientro fatturato entro il 2022. Il digitale è l’Arca di Noè

 Le imprese artigiane diminuiscono, il ricambio generazionale va a rilento e le donne in attività cominciano a essere più numerose. Gli artigiani 4.0? I più ottimisti. Ma, in generale, solo un artigiano su due crede di poter rientrare nel fatturato entro il 2022. Questi i punti salienti dell’indagine condotta da Unioncamere e Infocamere sullo stato di salute delle imprese artigiane negli ultimi dieci anni.

Le aziende del settore, come noto, sono state tra le più colpite dalla crisi dovuta al Covid e i lavoratori sono in balia del Fondo FSBA per quanto concerne la cassa integrazione, nonostante le sentenze del Tar (leggi di più qui e qui). Ma le difficoltà del settore precedono questo momento e, come in molti altri comparti, devono ricercarsi nella crisi precedente all’attuale.

 

L’allontanamento degli under 30 

Nonostante l’artigianato pesi per il 9,5% sul Pil e rappresenti il 21,2% delle imprese, il mestiere dell’artigiano rischia di attrarre sempre meno giovani: in dieci anni si sono perse 28mila imprese di under 30, diminuite del 41,9% rispetto al 2011. Mentre sono cresciute del 47% le ditte individuali guidate dagli over 70, con punte che superano il 50% al Mezzogiorno.

Analizzando il progressivo spostamento dell’età dei titolari di imprese artigiane emerge che se nel 2011 per ogni imprenditore over 70 c’erano almeno due titolari d’impresa under 30 pronti a sostituirlo, nel 2021 questo “ricambio” tra generazioni è sceso a meno di uno, fatta eccezione per il Nord Ovest dove la situazione appare più bilanciata.

La riduzione dei titolari under 30 tocca più da vicino gli uomini (-46% nel periodo) che le donne (-24%), mentre l’invecchiamento colpisce più le donne degli uomini (+72% le over 70 artigiane contro il +45% ).

La difficoltà di ricambio generazionale potrebbe mettere a dura prova il futuro dell’imprenditoria artigiana che tra marzo 2021 e marzo 2011 ha già subito un calo complessivo di 170 mila unità (-11,7%) portando a 1,3 milioni il totale dell’imprese artigiane.

Sono in particolare le ditte individuali, che rappresentano oltre l’80% del comparto, a registrare perdite maggiori (-12,1%). A livello regionale peggio fanno Abruzzo (-21%), Sardegna (-18%), Basilicata e Sicilia (che registrano entrambe – 17%).  

 

Ancora un mestiere per uomini, ma crescono le donne

Quanto al genere, quello dell’artigiano resta ancora un mestiere a forte prevalenza maschile. Ma qualcosa sta cambiando, il “rapporto di genere” , ovvero quanti uomini per ogni 100 donne, è migliorato nel tempo passando da 535 del 2011 a 447 del 2021, ma meno nel Mezzogiorno (453).

 

Il dramma del Covid e la speranza del digitale

Il Covid ha pesato ulteriormente su questa situazione. Nel 2020 il 70% delle imprese artigiane ha subito una riduzione di fatturato contro il 63% delle altre aziende. E anche sul futuro gli artigiani sono molto cauti.

Solo il 54% prevede di recuperare i livelli produttivi entro il prossimo anno, una quota che scende addirittura al 46% per quelle realtà artigianali alle prese con problemi di passaggio generazionale. A rilevarlo è un’indagine del Centro Studi Tagliacarne secondo cui però gli investimenti in digitalizzazione e green fanno salire sensibilmente le prospettive di ripresa abbattendo le distanze con le altre imprese: il 63% degli artigiani che ha investito in digitale e il 58% che ha puntato sulla sostenibilità contano infatti di recuperare entro il 2022.

La qualità dei prodotti rimane comunque per l’artigianato un fattore essenziale di competizione: il 43% delle imprese artigiane punta esclusivamente su questa leva per battere la concorrenza, contro il 39% del resto delle altre imprese.

 

L’impresa individuale resiste

Anche nell’Era digitale, il profilo dell’impresa artigiana resta fortemente ancorato alla dimensione individuale. Alla fine di marzo di quest’anno il 77,7% di tutte le imprese artigiane operava con la forma più semplice e meno strutturata, una percentuale del tutto in linea con quella rilevata dieci anni prima (78,1%).

Dal punto di vista territoriale, questa connotazione caratterizza in modo particolare le regioni del Centro-Sud, con in testa il Lazio (83,4%) seguito da Campania e Puglia (83,3%) con Sicilia e Sardegna a chiudere le prime cinque posizioni (rispettivamente a 83 e 82,9%).

Sul versante opposto, le regioni in cui la percentuale di imprese artigiane individuali è più contenuta sono concentrate al Centro-NordEst: a cominciare dalle Marche (70,9%) per proseguire con Veneto (71,9%), Trentino-Alto Adige (72,1%), Umbria (72,4%) e, per finire,  Emilia-Romagna (74,6%). Tra i settori, il più popolato da questa forma giuridica è quello delle Altre attività di servizi, in cui la quota di imprese individuali tocca l’87,3%. A seguire i Trasporti e magazzinaggio (82,6%) e le Costruzioni (83,1%).

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